Musica e parole: suoni nei suoni
La musica è pensata come l’arte dei suoni. Le parole (che pronunciamo) sono una fila di suoni, diversi tra loro.
Musica e parole si fondono: i suoni della musica si aggiungono e si tolgono ai suoni delle parole (e viceversa) tanto da formare nuovi suoni, di qualità diverse da quelli di partenza. Così è ciascuna canzone: una operazione algebrica tra suoni. Anche l’ambiente dove ha luogo l’evento sonoro partecipa a questa operazione, contribuendo al risultato finale: è quello che ascolti (ecco perché se ascolti la stessa canzone più volte, all’aperto, in cuffia, in macchina, nella tua stanza da letto o in qualsiasi altro luogo diverso da quello precedente, ti sembrerà di volta in volta sempre un po’ diversa…)
Ma cos’è un suono?
Il suono è l’energia prodotta dalle vibrazioni di un corpo elastico (per esempio la corda di una chitarra o le corde vocali), e viene trasmessa attraverso il mezzo che sta incontrando durante il suo cammino (aria, metallo, acqua, etc.) fino a giungere alle tue orecchie (la trasmissione del suono nell’aria è chiamata pressione sonora o pressione acustica, e altro non è che una piccolissima variazione di pressione atmosferica).
Le orecchie si comportano in modo analogo ai microfoni: convertono la pressione sonora che li investe in un segnale elettrico proporzionale (nelle orecchie il segnale è elettrochimico). Questo segnale elettrochimico è inviato al cervello e da questo interpretato come suono.
Cosa caratterizza un suono?
Le caratteristiche di un suono sono l’intensità, la frequenza, il timbro.
L’intensità ti fa distinguere un suono forte da uno debole (è il volume del suono);
la frequenza (altezza) ti fa distinguere un suono acuto da uno grave;
il timbro ti fa distinguere il suono di una chitarra da quello di un pianoforte, la voce maschile da quella femminile, e così via.
L’intensità dipende dalla pressione sonora;
la frequenza dipende dal numero dei cicli compiuti dall’onda al secondo (pensiamo al ciclo — completo — di un’onda sonora come all’oscillazione di un pendolo: fermo, avanza verso destra fino al punto massimo, torna nella posizione di partenza, avanza verso sinistra fino al punto massimo, ritorna al punto di partenza. Il suono grave compie meno cicli di un suono acuto);
il timbro, oltre che dalle caratteristiche della frequenza fondamentale, dipende dal numero e dal volume delle armoniche di un suono (cioè le frequenze multiple della fondamentale), e dal suo inviluppo (l’andamento nel tempo della sua ampiezza).
I rumori sono suoni?
No. Altrimenti li chiamiamo suoni, e non rumori.
I suoni hanno andamento periodico, cioè le caratteristiche di un ciclo si ripetono nei cicli successivi (con leggere variazioni). Le frequenze multiple delle fondamentali dei suoni si chiamano armoniche.
I rumori non hanno andamento periodico (non hanno cicli). Le frequenze diverse dalle fondamentali dei rumori si chiamano parziali.
Alcuni suoni di caratteristiche acustiche particolari sono chiamati rumori:
rumore bianco (contiene tutte le frequenze udibili alla stessa intensità);
rumore rosa (contiene tutte le frequenze udibili, ma con le basse frequenze a maggiore intensità di quelle alte);
rumore marrone (simile al rumore rosa, ma con una caduta di 6 dB [invece che di 3 dB] per ogni raddoppio di frequenza).
Questi rumori sono generati per finalità di test dei componenti audio.
Come fa un essere umano a produrre i suoni e le parole?
Fono è una parola che deriva dal greco (fonè) e significa suono. Il corpo umano ha un apparato fonatorio, cioè degli organi impiegati — anche — alla generazione di suoni: laringe, trachea e polmoni.
I polmoni sono il serbatoio d’aria;
la trachea è il tubo dove l’aria entra ed esce;
la laringe (insieme alle corde [pliche] vocali, le labbra, la lingua e la mandibola) è il generatore di suoni.
L’aria espirata investe le corde vocali facendole vibrare: si producono così suoni di diverse frequenze. Mettendo in funzione la cavità boccale (mandibola, lingua, palato, denti) si modulano i suoni generati dalle corde vocali: sono le parole.
Musica e parole: suoni nei suoni
La musica è pensata come l’arte dei suoni. Le parole (che pronunciamo) sono una fila di suoni, diversi tra loro.
Musica e parole si fondono: i suoni della musica si aggiungono e si tolgono ai suoni delle parole (e viceversa) tanto da formare nuovi suoni, di qualità diverse da quelli di partenza. Così è ciascuna canzone: una operazione algebrica tra suoni. Anche l’ambiente dove ha luogo l’evento sonoro partecipa a questa operazione, contribuendo al risultato finale: è quello che ascolti (ecco perché se ascolti la stessa canzone più volte, all’aperto, in cuffia, in macchina, nella tua stanza da letto o in qualsiasi altro luogo diverso da quello precedente, ti sembrerà di volta in volta sempre un po’ diversa…)
Ma cos’è un suono?
Il suono è l’energia prodotta dalle vibrazioni di un corpo elastico (per esempio la corda di una chitarra o le corde vocali), e viene trasmessa attraverso il mezzo che sta incontrando durante il suo cammino (aria, metallo, acqua, etc.) fino a giungere alle tue orecchie (la trasmissione del suono nell’aria è chiamata pressione sonora o pressione acustica, e altro non è che una piccolissima variazione di pressione atmosferica).
Le orecchie si comportano in modo analogo ai microfoni: convertono la pressione sonora che li investe in un segnale elettrico proporzionale (nelle orecchie il segnale è elettrochimico). Questo segnale elettrochimico è inviato al cervello e da questo interpretato come suono.
Cosa caratterizza un suono?
Le caratteristiche di un suono sono l’intensità, la frequenza, il timbro.
L’intensità ti fa distinguere un suono forte da uno debole (è il volume del suono);
la frequenza (altezza) ti fa distinguere un suono acuto da uno grave;
il timbro ti fa distinguere il suono di una chitarra da quello di un pianoforte, la voce maschile da quella femminile, e così via.
L’intensità dipende dalla pressione sonora;
la frequenza dipende dal numero dei cicli compiuti dall’onda al secondo (pensiamo al ciclo — completo — di un’onda sonora come all’oscillazione di un pendolo: fermo, avanza verso destra fino al punto massimo, torna nella posizione di partenza, avanza verso sinistra fino al punto massimo, ritorna al punto di partenza. Il suono grave compie meno cicli di un suono acuto);
il timbro, oltre che dalle caratteristiche della frequenza fondamentale, dipende dal numero e dal volume delle armoniche di un suono (cioè le frequenze multiple della fondamentale), e dal suo inviluppo (l’andamento nel tempo della sua ampiezza).
I rumori sono suoni?
No. Altrimenti li chiamiamo suoni, e non rumori.
I suoni hanno andamento periodico, cioè le caratteristiche di un ciclo si ripetono nei cicli successivi (con leggere variazioni). Le frequenze multiple delle fondamentali dei suoni si chiamano armoniche.
I rumori non hanno andamento periodico (non hanno cicli). Le frequenze diverse dalle fondamentali dei rumori si chiamano parziali.
Alcuni suoni di caratteristiche acustiche particolari sono chiamati rumori:
rumore bianco (contiene tutte le frequenze udibili alla stessa intensità);
rumore rosa (contiene tutte le frequenze udibili, ma con le basse frequenze a maggiore intensità di quelle alte);
rumore marrone (simile al rumore rosa, ma con una caduta di 6 dB [invece che di 3 dB] per ogni raddoppio di frequenza).
Questi rumori sono generati per finalità di test dei componenti audio.
Come fa un essere umano a produrre i suoni e le parole?
Fono è una parola che deriva dal greco (fonè) e significa suono. Il corpo umano ha un apparato fonatorio, cioè degli organi impiegati — anche — alla generazione di suoni: laringe, trachea e polmoni.
I polmoni sono il serbatoio d’aria;
la trachea è il tubo dove l’aria entra ed esce;
la laringe (insieme alle corde [pliche] vocali, le labbra, la lingua e la mandibola) è il generatore di suoni.
L’aria espirata investe le corde vocali facendole vibrare: si producono così suoni di diverse frequenze. Mettendo in funzione la cavità boccale (mandibola, lingua, palato, denti) si modulano i suoni generati dalle corde vocali: sono le parole.




