gen 19

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Il countdown è cominciato. Pochissimi giorni ancora per poter partecipare con un brano inedito al 45° Festival della Canzone Oratoriana di Santeramo in Colle e poter accedere così ai ricchi premi in palio.

Due sono infatti le borse di studio in concorso: una per il miglior interprete ed una per il miglior autore, e prevedono uno stage di una settimana presso la Hope Music School di Roma, scuola di musica, spettacolo e comunicazione di caratura internazionale. Da non sottovalutare il premio per il Miglior Gruppo, che consisterà nella fornitura di strumentazione musicale e/o apparecchiatura elettronica musicale.

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gen 13

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Voglio tornare al pane e al sale

Alla farina, al mulino

Alla pala e all’acqua

Al ruscello

Voglio tornare alla sorgente

Ai miei occhi di bambino.
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Voglio tornare al pane e al sale

Alla farina, al grano

Al campo e al mare

Ai miei giochi di bambino
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Voglio tornare al pane e al sale

Alla farina, al forno

Al profumo del mattino

Al giorno in Calabria al mare

Delle vacanze di me bambino.

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Voglio tornare al pane, al sale.

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poesia tratta dal blog Nel cuore del drago

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nov 30

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Si è consumata ieri tra l’esuberante euforia del pubblico la prima del nuovo spettacolo teatral-musicale Be Italian, di Donatella Pandimiglio. In questa sua riproposta di alcuni brani più significativi degli anni ’40, ’50 e ’60 — brani che non sto qui a elencare per non privarvi della piacevole sorpresa —, la cantante attrice ha dato evidenti dimostrazioni di essere più che all’altezza d’interpretare anche “pezzi” che sono stati portati al successo da una delle più grandi e famose voci femminili italiane: Mina. Dico questo per evidenziare l’alto livello di preparazione tecnico-vocale dell’attrice (quello della cantante Mina è già noto a tutti); livello che si è palesemente manifestato anche attraverso tutti gli altri motivi da lei vivacemente interpretati e meticolosamente esemplificati in ambito storico-sociale durante il corso della serata.

Analogo encomio è d’obbligo verso i quattro musicisti — musicisti, compositori, arrangiatori e, alcuni, cantanti, per la precisione — che hanno accompagnato in scena la soubrette (Roberto Gori al piano, Andrea Avena al contrabbasso, Cristiana Polegri al sassofono e Francesco Baronetti alla batteria), i quali hanno saputo adeguatamente intercalare musiche originali dal gusto fine di propria composizione a quelle per cui lo spettacolo stesso è stato messo in atto, e ognuna dosata al pubblico con egregia professionalità e maestrevole arte.

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A far da cornice a questa tela che con orgoglio (sentimento espresso dalle parole della Pandimiglio) è andata, filo per filo, motivo per motivo, a tessere le trame del passato, erano le azioni coreografiche dei ballerini della compagnia di Antonio Di Vaio: agili movenze attraverso cui si è resa maggiormente evidente l’epoca — anche grazie ai costumi certamente appropriati messi in scena — che ciascuna canzone andava a rievocare (ad alcuni spettatori sicuramente anche con un po’ di nostalgia, considerata la presenza di un pubblico di ogni età).

Uno spettacolo, quindi, da 10 e lode. Uno spettacolo confezionato su misura per sognatori del passato e amanti del perfetto, per spettatori del tempo ed ebbri dal canto… uno spettacolo atto a sedare le forti febbri del nostro tempo…

… uno spettacolo dove veramente e finalmente si riesce ad ascoltare della musica vera eseguita da artisti veri che, con le loro performance, riaccendono in ognuno di noi quel senso d’immortalità assopito oramai, giorno per giorno, dal veloce e fastidioso trascorrere dell’era.

d. devivo

BeItalian [clicca per vedere qualche fotogramma dello spettacolo]

Lo spettacolo andrà in scena il 30 novembre, il 6 e il 7 dicembre alle ore 21 al Teatro Greco, via Ruggero Leoncavallo 10 – ROMA

nov 28

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Martedì 29 novembre – Mercoledì 30 novembre

Martedì 6 dicembre – Mercoledì 7 dicembre

Al Teatro Greco va in scena il nuovissimo spettacolo di

Donatella Pandimiglio

BE ITALIAN

Un excursus teatro-musicale sulle melodie italiane intramontabili

Con

Roberto Gori – pianoforte

Andrea Avena – contrabbasso

Cristiana Polegri – sassofono

Francesco Baronetti – batteria

Coreografie di Antonio Di Vaio eseguite dalla compagnia

VISUAL ARTS DEPARTMENT

Teatro Greco

Via Ruggero Leoncavallo 10 – 00199 ROMA

Ore 21

Nato dalla voglia di interpretare delle melodie italiane intramontabili, Be italian è il nuovo spettacolo teatral-musicale di Donatella Pandimiglio, attrice e cantante che conta ben 33 anni di intensa attività nel mondo dello spettacolo, a fianco dei più illustri interpreti e direttori musicali, tra cui il premio Oscar Nicola Piovani.

L’occasione, che coincide con l’uscita del suo omonimo Cd dedicato allo spettacolo, è quella di riproporre alcuni dei brani più significativi degli anni ’50 -’60, anni del boom economico della grande crescita del paese, e di brani simbolo di un altro periodo molto importante musicalmente quello degli anni ’40, anni in cui si cercava il cambiamento degli stili con la forte influenza del jazz americano attraverso formazioni nostrane tra cui si possono ricordare il celebre Trio Lescano e Alberto Rabagliati. Read the rest of this entry »

gen 8

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Anche Franco Battiato e Luca Madonia, concorrenti del Festival di Sanremo 2011, sono stati coinvolti nel gioco di scegliere una canzone rappresentative della storia musicale italiana da eseguire nella serata dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia: la loro scelta cade senz’altro su un esempio di melodia italiana ma non certo fra le più conosciute.

I due musicisti siciliani si son orientati su un brano musicale in cui la nostalgia per un amore interrotto la fa da padrona non lasciando scampo alcuno come suggerisce il titolo: “La notte dell’addio”.

Scritta da Alberto Testa nel 1966 e musicata in un pomeriggio da Memo Remigi [per la precisione gli autori della musica sono Arrigo Amadesi, Giuseppe Diverio e Memo Remigi], fu proposta a Tino Ansoldi, produttore discografico e suocero di Iva Zanicchi, che la portò a Sanremo ottenendo un grande successo e aggiungendosi alla lunga serie di invenzioni fortunate di Testa: quell’anno presentava Mike Bongiorno e vinsero Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti con “Dio come ti amo”.

In realtà, il pezzo scelto da Battiato e Madonia non ha caratteristiche straordinarie, non può paragonarsi ai grandi successi della storia della musica italiana; racconta di un abbandono di cui non si conoscono le cause , forse dovuto a forza maggiore, e rimanda solo alla tristezza e nostalgia che rimarranno dopo, mentre il sole crudelmente illumina la casa vuota.

Un po’ poco anche per una canzone italiana fine anni sessanta ma evidentemente qualche caratteristica importante ce l’ha o forse suscita qualche ricordo significativo, se due fini musicisti come Franco Battiato e Luca Madonia hanno scelto di interpretarla, creando quell’aspettativa che garantirà alla serata del Festival di Sanremo 2011 dedicata alle canzoni storiche, un pubblico molto numeroso.

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fonte We-News

ott 26

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C’è chi lo chiama paroliere e c’è chi – con dovuta riverenza modernista – lo identifica di più come autore; di fatto, questi è sempre e solo una persona: chi scrive, chi compone le parole di una canzone.

A mio modesto parere – modestissimo, se me lo permettete – chiamarlo paroliere gli è più consono, perché si riesce a identificarlo meglio nei compiti che egli svolge nell’ambito della canzonetta.

Infatti, nella sua genericità, autore è un sostantivo che inquadra la persona cui si riferisce come il creatore di un’opera (musicale, cinematografica, teatrale, ecc.) o come il principale responsabile di un’azione (buona o cattiva che sia). E nel discorso musicale, quando si cita il compositore delle parole come autore, a questo bisogna aggiungere immediatamente di seguito ‘del testo letterario’ (in pratica, autore del testo letterario. Non sono troppe parole e per di più spese inutilmente?), onde evitare il generare nel lettore inutili dubbi che egli va a incagliare nell’ambito creativo di tutta la canzone (testo e musica) o solo su di una parte di essa (testo o musica?).

L’alternativa potrebbe essere questa (così da far accontentare sia i tradizionalisti sia i più accaniti modernisti): chiamare autore il compositore delle parole di una canzone quando questi è anche il compositore della parte musicale (cioè è sia autore del testo che delle musiche. Un esempio simile ce lo fornisce la parola cantautore, che identifica la persona cui si riferisce come paroliere, compositore e interprete); chiamare paroliere il solo compositore delle parole di una canzone (cioè quando questi non è anche il compositore della parte musicale). E’ un nobile compromesso!

E così facendo, ogni volta che pronunciamo la parola paroliere continuiamo anche a rendere un omaggio indiretto a quella persona che per la prima volta nel mondo la rese suono pronunciandola.

d. devivo

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ott 4

 

 

Per soddisfare le numerose richieste di partecipazione ai corsi promossi da Il Paroliere avanzate da persone non residenti a Roma si è istituito un percorso alternativo a quelli proposti nella pagina Parole nella musica. Tale percorso è costituito da n. 3 stage individuali e indipendenti (uno per ciascun percorso) che avranno gli stessi argomenti dei corsi e una durata complessiva di circa h 6 ciascuno. Questi si svolgeranno in data e in luogo da precisarsi di volta in volta (comunque sempre nella città di Roma), anche sulla base del numero di adesioni pervenuteci.

 

Per maggiori informazioni contattare info@danieledevivo.it

 

ott 1

 

Troppo presi dall’effetto della morte di Tony Curtis i media hanno messo in secondo piano un’altra morte importante: quella di Oscar Avogadro. Un nome che a molti dirà poco ma che agli intenditori di musica italiana fa venire subito in mente una serie di brani indimenticabili.

Il paroliere si è spento nella sua casa alle porte di Milano all’età di 59 anni. E’ venuto a mancare cosi un altro grande pezzo di storia della musica italiana. L’uomo che scrisse E la luna bussò per Loredana Bertè, tanto per citare una canzone [...]

Oscar Avogadro si è spento ieri mattina alle porte di Milano. E cosi se ne va un pezzo di storia della musica italiana. Il grande paroliere, che aveva solo 59 anni, ha scritto per Loredana Bertè E la luna bussò insieme a Mario Lavezzi e Daniele Pace.

Ma non solo, è sua anche  Io no cantata da Anna Oxa e scritta insieme a Mario Lavezzi. Il pezzo andò a Sanremo nel 1982. 

Per non dimenticare Il cuore delle donne e Margherita non lo sa scritte per Dori Grezzi

Ci piace ricordalo semplicemente cosi, con le sue parole…

 Assunta Corbo

 

Leggi l’articolo completo qui

 

 

set 1

 

Riprendono i corsi individuali e collettivi di

1.   Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

 2.   Il paroliere musicista

3.   Il paroliere nel tempo: dalle romanze alle canzoni attuali

 

Per maggiori informazioni guarda la pagina Parole nella musica di questo blog

 

 

ago 27

 

mag 26

 

IV

Chi legge il giornale?

Boh!  Non dice nulla.

Slitta   grida il vento

e la foga

che sleppa slabbra sbrega

sfrizza  slissa  slania

        don   don   dòòòn

 slen   slen   slen

      do   do    don

      do   do    don

splèp  slèp

              do   dòn

   ces   ces   ces

do dòn,

sempre più forte

sempre più veloce

rapido   express  

sui binari slèp slip

        glèe   glèe   glèen:

Ohi ragazzi!

                        Òòoh!

Mani elettriche

mani rock

le mie   le tue    il treno

                                   pòp,

un film sulla rotaia

CD al seltz

l’autografo BAND.

apr 19

 

Ho ripescato un intervento sostenuto al Salone della Musica di Torino il 12 ottobre 1998 che mi sembra talmente attuale da aver voglia di proporlo perché venga presentato sul prossimo numero del Giornale degli Autori col titolo “Il mestiere dell’Autore – Per esempio in America”

Il riassunto del mio intervento è approssimativamente il seguente:

Mi chiamo Alberto Testa, sono un autore e qui rappresento la metà di una testimonianza intitolata più o meno: “ALBERTO E FABIO, PADRE E FIGLIO AUTORI IN ITALIA E IN AMERICA”.

Essendo noi, autori e non tecnici, non parleremo di “territorio” e di “organizzazione” come dice il titolo del Convegno ma la relazione avrà un carattere personale e magari un po’ colorito.

L’argomento della relazione sarà la ricerca anche in Italia di un rapporto di conoscenza-amore fra pubblico e autori, come c’è – per esempio – in America. Mentre qui, in Italia, troppo spesso – per quanto riguarda la canzone – l’autore, se non è cantautore, è nessuno.

Chi è un autore? Perché una persona fa l’autore? Probabilmente…perché SI.

Penso che ognuno si auto-autorizzi a fare l’autore, indipendentemente da diplomi, lauree e cognizioni tecniche; tant’è vero che fra musicisti che hanno uguale preparazione musicale…uno fa il copista, uno il secondo violino, uno il direttore d’orchestra, uno l’autore da Oscar.

Io mi sono auto-autorizzato a scrivere testi per canzoni, poi per spettacoli radiofonici e televisivi ma tremo davanti a ogni lavoro. Così, quando mi viene affidato, o io stesso mi propongo un compito…sono sempre un po’ spaventato e non sono affatto sicuro che riuscirò a fare una cosa accettabile.

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mar 10

 

 

Da Carducci a Pascoli: nelle scuole italiane la compilation con dieci pezzi forti della letteratura italiana

Praticamente è un mini Sanremo per sommi poeti. Senza principi, né fischi né orchestrali che lanciano spartiti. Ma anche qui ci sono ex festivalieri, un tenore e qualche figlioccio dei talent show.

COMPILATION IN VERSI – Si chiama «Musica e Parole. 10 in Poesia» ed è una compilation di dieci pezzi forti della letteratura italiana in versi, trasferiti su melodie inedite e trasformati in altrettante canzoni incise su cd. Niente televoto. Il tutto si fa a scopo didattico: l’iniziativa infatti è patrocinata dal Ministero per l’Istruzione. Il cofanetto, che comprende un libretto con testo e note biografiche dell’autore, più una base musicale per esercitarsi come al karaoke, dal prossimo settembre verrà distribuito in 70.000 copie ai ragazzi delle scuole medie di sei regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sicilia. Farà parte del programma di studio. Con la speranza che appassioni alla poesia la generazione degli sms …

[leggi l’intero articolo di Giovanna Cavalli (Corriere della Sera) o guarda il servizio (TG2). Per ascoltare in anteprima qualche traccia www.lorianalana.it]

dic 9

 

 

Parole nella musica è l’offerta formativa rivolta agli aspiranti parolieri o a chi, già del mestiere, desideri approfondire le tecniche di scrittura specifiche per i testi destinati alla musica.

L’offerta prevede tre percorsi formativi distinti (e personalizzabili):

 

1.   Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

2.   Il paroliere musicista

3.   Il paroliere nel tempo: dalle romanze alle canzoni attuali

 

Il percorso 1. fornisce a parolieri (o aspiranti parolieri) non musicisti le conoscenze musicali necessarie per costruire al meglio un testo destinato alla musica.

 

Il percorso 2. esamina a fondo la struttura della canzone pop (e delle sue varianti) e fornisce le tecniche e le abilità necessarie per “costruirci sopra un testo su misura”, nei vari stili.

Il percorso si avvale di un testo didattico proprio e di alcune dispense complementari.

 

Il percorso 3. prevede l’analisi della canzone (parole e musica) dalle sue origini sino ai nostri giorni, privilegiando i cambiamenti principali che nel corso del tempo la hanno resa nella forma attuale. Al termine di ogni analisi il partecipante dovrà costruire un testo nello stile studiato.

 

Tutti i percorsi possono anche essere seguiti online. A ciascun partecipante verrà distribuito del materiale didattico (cartaceo o elettronico) per lo studio e le esercitazioni.

 

Si valutano proposte per stage e/o seminari nelle scuole

 

Per ogni informazione scrivere a parolenellamusica@gmail.com

 

 

 

Programma dei percorsi

 

 

Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

 

Argomento  1 – il suono: voce e udito

2 – il suono: lingua e musica  

3 – caratteristiche dei suoni

4 – sistema tonale

5 – chiavi e lettura musicale

6 – tempo e ritmo

7 – segni d’espressione

8 – cenni di armonia

9 – nomenclatura degli accordi

10 – strumenti musicali

11 – struttura e forma della canzone pop

       (strofa, ritornello, ponti)

12 – frase e periodo musicale

13 – musica e parole

14 – la canzone

15 – interpretare la musica

 

 

Il paroliere musicista

(è necessario possedere una discreta conoscenza della grammatica musicale)

 

Argomento  1 – struttura e forma della canzone pop

                     (strofa, ritornello, ponti)

2 – frase e periodo musicale

3 – il testo e la comunicazione

4 – la struttura del testo

5 – tipi di testo

6 – il registro del testo

7 – i dizionari e il loro uso

8 – creare e manipolare un testo

     (esercizi di scrittura creativa)

9 – comporre un testo prima della musica

10 – comporre un testo per una musica

11 – la musicalità delle parole

12 – metrica

13 – la rima

14 – montare un testo sulla musica

15 – stili e generi

16 – adattamento del testo ai vari stili e generi

 

 

Il paroliere nel tempo

(è necessario possedere una discreta conoscenza della grammatica musicale)

 

Dalle romanze agli anni ‘50

anni ‘60

anni ‘70

anni ‘80

anni ‘90

contemporaneo

 

 

 

 

 

ott 20

 

 

Si è spento a Roma il 19 ottobre Alberto Testa, uno tra i più grandi e noti parolieri italiani.

Il blog Il Paroliere esprime il proprio cordoglio, anche a nome dell’Italia intera.

Grazie per le tue canzoni, Alberto.

  

 

albertotestahome2

ago 1

 

 

 

E uno si domanda: “Ma è un mestiere?”

No. E’ un sacco di altre cose: un’ispirazione, una voglia, una necessità spirituale, un prurito, un senso di superiorità, un divertimento, una lotta contro il senso di impotenza di fronte alla natura, alla bellezza, alla perfezione irraggiungibile, una guerra contro il vuoto, contro l’ignoranza, una scala per il cielo, un gioco, una botola per lo sprofondo, un’attrazione irresistibile, un incanto, un sogno, una follìa, una favola, un pugno nello stomaco, una spinta per cui tu professore, bestia, intelligente, analfabeta, sensitivo, insensibile, presuntuoso, modesto, ridicolo, onesto, entusiasta, vitale, eccitato sessualmente, depresso moralmente, fortunato, sfigato, ricco, sicuro, fresco, spappolato nel cervello ti butti sul foglio bianco di un computer e lo riempi di te, ti infili in una soffitta o voli all’aperto carico di pennelli, tele, macchine fotografiche e spari tutte le tue ossessioni-ispirazioni o ti precipiti su una chitarra, su un pianoforte, su una stupenda tastiera e come se fosse l’ultima possibilità che ha il mondo di conoscere la verità canti tutto te stesso con tutti i tuoi colori, le lacrime, le sofferenze, le speranze… tutto!

 

Vabbè… e il mestiere?

E il mestiere, come ho già detto… no. Cioè, non ancora.

 

Tutto quel che sentiamo bollire dentro di noi, può essere semplicemente emozione.

Se poi per caso indipendentemente dalla nostra cultura e dai nostri studi (che sono importantissimi per lo stile che nascerà) dicevo, se il destino ci ha regalato anche la sensibilità dell’artista e la fortuna di saperla esprimere, allora è Arte, non mestiere.

A farla diventare mestiere dobbiamo pensarci noi, con tenacia, con pazienza e con un autocontrollo tale che ci permetta di continuare a mantenere nobile il nostro prodotto e nobile quella che è diventata o sta diventando o diventerà professione. Solo a quel punto possiamo sperare di mantenerci; e mantenere anche una famiglia.

 

Infatti io penso che tutti gli esseri umani provino magari senza riconoscerle le emozioni che portano alla nascita dell’opera d’arte. Si trovano però solo al primo gradino senza fatica e senza impegno. Riuscire a salire il secondo gradino dipende da quella che Mogol vede in una indicazione del “cielo” che illumina solo alcuni esseri. La mia convinzione è che esista un terzo gradino sul quale possono salire solo coloro che hanno avuto anche la fortuna di saper comunicare la propria arte.

 

Ogni opera è una creazione e mentre certamente esistono differenze di valori tra opere colte ed opere popolari, non esistono però differenze di impatto sulla cultura e nella storia della società; ogni opera lascia un segno, piccolo o grande. L’importante è che ogni autore conosca il valore e i limiti di quel che sta creando. E con ciò dimostrerà rispetto di se stesso e della propria opera.

 

Tutto ciò che qui dico, non è una “lezione”; è solo un pensiero. E riassume il modo in cui mi sono comportato io, trovandomene soddisfatto. Spero che a qualcuno sarà utile leggermi.

 

Arriva un momento in cui comincia a delinearsi il mestiere: dobbiamo analizzare e riconoscere tra le nostre emozioni quelle che esprimendole possano farci mostrare meglio la nostra personalità, non necessariamente quelle di moda. Dobbiamo saper amare anche lavori non nostri, ammirare altri autori e imparare dai migliori: senza imitarli! A questo proposito io ho usato ai tempi in cui la mia professione era ancora in salita un trucco  semplicissimo: ogni tanto, mentre scrivevo un testo su una musica, mi domandavo per esempio: “Chissà se Nisa (grandissimo autore di testi come “Tu vuo’ fa’ l’americano”, “Guaglione”, “Accarezzame” e mille altri in napoletano ed in italiano) chissà se Nisa sarebbe soddisfatto di avere scritto queste parole?” Se la mia risposta era onestamente “Sì”, andavo avanti, lo battevo a macchina come si usava prima della comparsa del personal computer e lo consegnavo, se no cominciavo a limare, cambiare, cercar di capire perché no e qualche volta stracciavo tutto per ricominciare da capo.

 

Perdonatemi ma siccome canzoni faccio, di canzoni parlo.

 

Un’altra cosa che mi ha aiutato a sviluppare il mestiere è che pur essendo convinto che un lavoro fosse buono non ho mai giudicato finito e perfetto un mio testo e così quando l’autore di una musica mi chiede di cambiare qualcosa se il cambiamento non stravolge la mia idea normalmente accetto di ritoccare. E’ una sfida divertente quella di usare una lingua tanto bella e difficile come l’italiano e riuscire a cambiare mille volte espressione senza sbagliare significato, grammatica e metrica! Sotto sotto ho la convinzione che qualunque opera possa essere ritoccata, anche la Divina Commedia a patto che a ritoccarla sia Dante Alighieri.

 

Devo anche dire che non scrivo mai una cosa perché sono convinto di farci soldi ma perché quell’idea mi coinvolge, quella musica mi piace, quel giovane merita che gli si dia un’occasione. Pensare ai soldi mentre si crea, ho l’impressione che meni gramo.

In più, ricordiamoci che dopo aver rispettato te stesso e gli altri autori, puoi pretendere che a loro volta gli altri ti rispettino.

 

 

www.albertotesta.net

 

 

 

 

mag 24

  

 

Era il titolo di una trasmissione televisiva, ancora in bianco e nero e quindi di parecchi anni fa, che per la prima volta presentava al grande pubblico TV quelli che scrivevano le parole delle canzoni, i parolieri, appunto. Ricordo di aver visto per la prima volta le facce allora giovani di Mogol, Pallavicini, Alberto Testa, Nisa, Chiosso, Migliacci ed altri di cui non ricordo i nomi ma che a me, ragazzino, alle prese con la mia prima fisarmonica, parevano degli impiegati con giacca e cravatta. Mi sembrava, a torto, che non avessero nulla da spartire con il rutilante mondo della canzonetta che allora presentava i vari Peppino di Capri prima maniera, Fred Buscaglione, Tony Dallara, Modugno e le signore Nilla Pizzi e Tonina Torielli insieme alle nuove leve Mina, Milva, Ornella Vanoni. Ed invece erano anche loro gli artefici di tutti i grandi successi che ancora oggi ricordiamo.      
Da quella volta non mi pare che la televisione abbia mai più portato alla ribalta né qualcuno di loro né le nuove leve per far conoscere al grande pubblico coloro che con i loro versi hanno a volte divertito, a volte fatto sognare, a volte fatto pensare milioni di persone e comunque contribuito al successo di tante canzoni. Il fatto in sé non mi stupisce dato che gli autori, specie nelle trasmissioni televisive,  non sono neppure citati nei titoli di coda al pari dell’ ultimo degli attrezzisti di studio, con tutto il rispetto per il loro lavoro.

Ed il lavoro nostro dove lo mettiamo ? Il riferimento alla trasmissione televisiva di tanti anni fa è solo uno spunto per dire che il “grande pubblico” non conosce gli autori di quello che, volenti o nolenti, è il sottofondo della nostra vita quotidiana. Tutti conoscono i grandi nomi della musica pop e pensano che i loro grandi successi siano frutto solo della loro pur grandissima bravura. Spesso questi sono stati confezionati in collaborazione con altri che a loro volta meriterebbero di essere conosciuti. E più si conoscono quelli che lavorano dietro le quinte più si capisce quanto sia importante il loro lavoro e quanto, giustamente, debba essere riconosciuto e retribuito (dalla Siae) e non considerato già come un privilegio il fatto di poter lavorare con quei grossi nomi. Anche perché tutti gli altri autori che non hanno questa possibilità o capacità o privilegio, hanno tutto il diritto di far sapere che esistono, che esiste il loro lavoro, esattamente come un qualsiasi altro professionista.

 

da Il giornale degli autori

 

www.eugeniodelsarto.com

 

mag 18

  

 

 

Saper scrivere, l’amore per la musica e un buon senso ritmico. Questi sono gli ingredienti essenziali per essere un buon paroliere. Con in aggiunta una sufficiente dose di talento. Scoperte queste qualità, si possono poi raffinare, frequentando una scuola.

In Italia le scuole che perfezionano l’attività del paroliere non sono moltissime. Anzi, a dir la verità si contano su mezza mano. A chi non avesse le possibilità di frequentarle, conviene prendere contatti direttamente con chi è del mestiere. 

 

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 Qui (in una scuola) si può imparare a creare un testo su misura per lo specifico scopo comunicativo (canzone per bambini, per raccontare una storia, di protesta sociale, d’amore …) considerando la natura della musica su cui andrà montato, e il suo linguaggio (si può essere musicisti oppure no!). E si approfondisce lo studio della metrica, si hanno nozioni sul ritmo.

Non va trascurato lo studio in generale: una conoscenza più o meno approfondita del mondo che ci circonda e di tutto quello che accade. Conoscere l’essere umano e le sue passioni, le sue gioie, i suoi dolori … il suo destino. E saperli raccontare, musicati.

Pronti allora per questo appassionante e lungo viaggio? e non temete di volare: la musica vi sosterrà tenacemente per tutta la sua durata.

 

d. devivo

  

mag 15

  

 

Il paroliere è un comunicatore, un “accordatore”, uno scrittore (specifico).

Un comunicatore, perché attraverso le sue parole trasmette idee, stati d’animo e la propria visione del mondo. Queste sue parole — ascoltate e interpretate dalla gente — sono dei messaggi: è la comunicazione.

Un “accordatore”, perché le parole sono suoni, e questi suoni sono “accordati” con altri suoni (quelli musicali): è la canzone.

Uno scrittore, perché le sue parole si presentano sotto forma di testo, e questo ha delle specificità di composizione: è per farlo muovere insieme alla musica…

.. uno scrittore, già… s’impara a diventare scrittori? qualcuno ci insegna a provare dei sentimenti? ad amare? a sognare? a essere creativi? … a piangere? e a travestire i nostri stati d’animo in testo? …

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Una scuola di scrittura insegna le tecniche per scrivere un testo efficace e corretto in una determinata lingua. Non insegna a inventare contenuti — sono già dentro di noi: sono le nostre esperienze di vita, la nostra cultura! — ma trasmette delle tecniche per riuscire a manipolare e a trasformare questi contenuti, dopo che sono diventati testo.

Allo stesso modo, una scuola per parolieri insegna le tecniche di scrittura necessarie a comporre e montare un testo efficace e corretto sopra delle note musicali (in simbiosi con la musica ospitante). In pratica, insegna ad accorgerti dei tuoi contenuti, a dargli una prima forma e a manipolarli. E poi a metterli in sella su di un pentagramma (la velocità di corsa? ma è scritta a inizio rigo!)

 

d. devivo

 

[continua…]

 

mag 12

 

 

Ci si potrebbe chiedere: ma un paroliere che non conosce la grammatica musicale (note, figure, valori, etc.), come può scrivere un testo da montare sulle note di una canzone?

Non avere conoscenza della grammatica musicale non significa non avere musicalità. E la musicalità si manifesta ogni qualvolta noi parliamo (facciamoci caso!), cioè ogni volta che produciamo suoni sotto la veste delle parole…

 

SOttolaVEste DELlepaROle

PA’papaPA’pa PA’papaPA’pa

 

Questa musicalità si chiama cadenza (andamento ritmico), ed è sufficiente al “paroliere musicato” per il montaggio di un testo su di una melodia.

 

 

Una melodia ha una sua cadenza (che si percepisce durante l’ascolto, anche se non si conosce la grammatica musicale). Il “paroliere musicato” che scrive il testo per quella melodia, cerca di sfruttare una combinazione di parole con cadenza uguale a quella della melodia, così da poter sovrapporre al ritmo di questa il ritmo delle parole. Poi, di seguito, fa in modo di far combaciare la frase verbale con quella musicale: accento forte su accento forte, accento debole su accento debole, suono su sillaba e sillaba su suono. Facile, no?

Però, oltre agli accenti ritmici (cadenza), il paroliere non musicista deve anche considerare gli accenti tonici (dati dalle vocàli accentàte nélle sìllabe), soprattutto se il testo da lui composto è una poltiglia di monosillabi (come accade spesso in qualche canzone di un qualche genere particolare). Questi i suoi strumenti: accento ritmico e accento tonico.

Tutto qui?

Questo è quanto un “paroliere musicato” deve riuscire a fare… (anche con l’aiuto di un po’ di conoscenza del fenomeno della fusione delle vocali… la cosiddetta sinalefe. E’ per ottenere un buon accoppiamento ritmico sillabe-suoni).

Ma non azzardiamoci a pensare che tutti questi “nodi” non devono essere sciolti da un paroliere musicista, anche se lui, a differenza del “paroliere musicato”, ha un’arma in più: può effettuare interventi chirurgici leggermente più selettivi sulle note. Il risultato — comunque — è sempre lo stesso: una musica fresca parlante.

 

d. devivo

  

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