mar 10

 

 

Da Carducci a Pascoli: nelle scuole italiane la compilation con dieci pezzi forti della letteratura italiana

Praticamente è un mini Sanremo per sommi poeti. Senza principi, né fischi né orchestrali che lanciano spartiti. Ma anche qui ci sono ex festivalieri, un tenore e qualche figlioccio dei talent show.

COMPILATION IN VERSI – Si chiama «Musica e Parole. 10 in Poesia» ed è una compilation di dieci pezzi forti della letteratura italiana in versi, trasferiti su melodie inedite e trasformati in altrettante canzoni incise su cd. Niente televoto. Il tutto si fa a scopo didattico: l’iniziativa infatti è patrocinata dal Ministero per l’Istruzione. Il cofanetto, che comprende un libretto con testo e note biografiche dell’autore, più una base musicale per esercitarsi come al karaoke, dal prossimo settembre verrà distribuito in 70.000 copie ai ragazzi delle scuole medie di sei regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sicilia. Farà parte del programma di studio. Con la speranza che appassioni alla poesia la generazione degli sms …

[leggi l’intero articolo di Giovanna Cavalli (Corriere della Sera) o guarda il servizio (TG2)]

feb 28

 

1

Coca Cola music store

sprofondo nel sofàbronzo

fantasia di sguardi

ritmi. Di fronte a me

un viso mi ricorda

un amico, sorrido.

Stupisce.

Slitta lo sguardo        

raccolgo lo scarto.

Stop! Raffreddo l’attimo

confidenziale. Battono

il tempo adulti e bambini

        Alabama rock

Mi sento nel truk 18-wheeler

70 miglia all’ora, le mille luci

blu e rosse, il bagliore dei fanali

le ruote che ritmano sull’asfalto

         all right!

e tu

la chitarra elettrica acustica

e il base guitar

strumenti a percussione

il tubosling e i congas.

Una voce calda

mi ritma a jet,

bevo chai  bollente

alla camomilla e the

there is no reason to be mad-

your heart of stone

dice la canzone

         rockfied blues

voce roca   la spinetta

e sincope che accelera

il tempo. Sull’autostrada

rombano i camion

         your heart of stone

ritmano i corpi

io   lui   gli altri,

tutto viaggia.

Un regista filma l’interno

adulti grassi, bambini magri.

         Thak you for

         not smoking!

Nessuno fuma,

il tempo frenetico

mi lancia nelle distese

         asfaltoring

ritmo tutta, sembro un treno

Alabama swing/rock

sulle rotaie. Tutto è sonoro

sedili tavoli tamburi

e le    drinking straws

nei bicchieri 24 oz.

Accelera, accelera treno

sulla ferrata, mi lanci

tra i fili elettrici, sui pali

dell’alta tensione,

e qui, America mia,

ti sganci dal paradossale

evento delle due torri,

ti tuffi in un nostalgico

         end of song,

poi acceleri la corsa

e mi eccita questo tuo swing.

[continua]

gen 27
 
Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916
 
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
 
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
 
Ma nel cuore
nessuna croce manca
 
E’ il mio cuore
il paese più straziato
 
 
dic 27

 

XL Premio di poesia Formica Nera-Città di Padova

Con il patrocinio di Regione del Veneto – Provincia di Padova – Comune di Padova

Gruppo letterario Formica Nera – fondato nel 1946 – c.f. 92131540285

Segreteria: via Dignano 2/A – 35135 Padova – e-mail: formicanera@virgilio.it

 

 

Regolamento

1. Il Gruppo letterario Formica Nera promuove la quarantesima edizione del Premio di poesia aperto a tutti gli autori di lingua italiana. Sono esclusi dal Premio i vincitori (primi premi) delle precedenti edizioni.

2. Si partecipa con una poesia inedita (tema e lunghezza liberi) da far pervenire entro il 3 aprile 2010 in cinque copie – di cui soltanto una con nome cognome indirizzo e firma dell’autore – al segretario del Premio:

Luciano Nanni

Casella postale 814

35122  Padova.

3. Per spese organizzative si richiede un contributo – in misura libera – da inviare preferibilmente con gli elaborati.

4. Premi. Ai finalisti medaglia d’oro personalizzata più pergamena e rimborso spese.

5. La giuria – il cui operato è insindacabile – sarà resa nota dopo l’assegnazione dei premi.

6. L’esito del Premio verrà diffuso attraverso i consueti mezzi di comunicazione e in internet – www.literary.it/premi. I finalisti riceveranno lettera personale.

7. Gli elaborati non si restituiscono. La segreteria si riserva la facoltà di pubblicare le poesie finaliste.

8. La partecipazione al Premio implica la piena accettazione del presente regolamento. La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 29 maggio 2010.

Per informazioni urgenti tel. 049.603474 cell. 3317581556.

dic 19

 

 

Da oggi Il Paroliere lo puoi seguire anche digitando www.danieledevivo.it nella barra degli indirizzi del tuo browser

 

 

 paroliere1

 

 

 

 

dic 9

 

 

Parole nella musica è l’offerta formativa rivolta agli aspiranti parolieri o a chi, già del mestiere, desideri approfondire le tecniche di scrittura specifiche per i testi destinati alla musica.

L’offerta prevede tre percorsi formativi distinti (e personalizzabili):

 

1.   Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

2.   Il paroliere musicista

3.   Il paroliere nel tempo: dalle romanze alle canzoni attuali

 

Il percorso 1. fornisce a parolieri (o aspiranti parolieri) non musicisti le conoscenze musicali necessarie per costruire al meglio un testo destinato alla musica.

 

Il percorso 2. esamina a fondo la struttura della canzone pop (e delle sue varianti) e fornisce le tecniche e le abilità necessarie per “costruirci sopra un testo su misura”, nei vari stili.

Il percorso si avvale di un testo didattico proprio e di alcune dispense complementari.

 

Il percorso 3. prevede l’analisi della canzone (parole e musica) dalle sue origini sino ai nostri giorni, privilegiando i cambiamenti principali che nel corso del tempo la hanno resa nella forma attuale. Al termine di ogni analisi il partecipante dovrà costruire un testo nello stile studiato.

 

Tutti i percorsi possono anche essere seguiti online. A ciascun partecipante verrà distribuito del materiale didattico (cartaceo o elettronico) per lo studio e le esercitazioni.

 

Si valutano proposte per stage e/o seminari nelle scuole

 

Per ogni informazione scrivere a parolenellamusica@gmail.com

 

 

 

Programma dei percorsi

 

 

Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

 

Argomento  1 – il suono: voce e udito

2 – il suono: lingua e musica  

3 – caratteristiche dei suoni

4 – sistema tonale

5 – chiavi e lettura musicale

6 – tempo e ritmo

7 – segni d’espressione

8 – cenni di armonia

9 – nomenclatura degli accordi

10 – strumenti musicali

11 – struttura e forma della canzone pop

       (strofa, ritornello, ponti)

12 – frase e periodo musicale

13 – musica e parole

14 – la canzone

15 – interpretare la musica

 

 

Il paroliere musicista

(è necessario possedere una discreta conoscenza della grammatica musicale)

 

Argomento  1 – struttura e forma della canzone pop

                     (strofa, ritornello, ponti)

2 – frase e periodo musicale

3 – il testo e la comunicazione

4 – la struttura del testo

5 – tipi di testo

6 – il registro del testo

7 – i dizionari e il loro uso

8 – creare e manipolare un testo

     (esercizi di scrittura creativa)

9 – comporre un testo prima della musica

10 – comporre un testo per una musica

11 – la musicalità delle parole

12 – metrica

13 – la rima

14 – montare un testo sulla musica

15 – stili e generi

16 – adattamento del testo ai vari stili e generi

 

 

Il paroliere nel tempo

(è necessario possedere una discreta conoscenza della grammatica musicale)

 

Dalle romanze agli anni ‘50

anni ‘60

anni ‘70

anni ‘80

anni ‘90

contemporaneo

 

 

 

 

 

nov 28

 

 

Hai mai provato a far vibrare come un suono l’inchiostro della tua penna? C’è chi lo ha fatto e ci è perfettamente riuscito. E non solo! Difatti, la vibrazione scaturita si è manifestata talmente energica da originare altre vibrazioni. E altre ancora, da queste ultime. E così via, moltiplicandosi, innescando a tal punto anche quelle oscillazioni che con le loro (s)onde vanno determinate a svelare il dialogo tra poesia e canzone.

Dove? nel circuito della musica leggera. Per la precisione, tra canzone d’autore e testo poetico.

Come? da un incontro di studio promosso dal Centro Studi Fabrizio De André della facoltà di lettere dell’Università di Siena, denominato Poesia e canzone d’autore in Italia. Evoluzioni contemporanee e fantasie di avvicinamento.

 

Qui, dietro invito a «mettere a confronto le loro esperienze di lavoro e di ricerca allo scopo di raccogliere punti di vista diversi sui rapporti fra poesia e canzone d’autore nella cultura italiana degli ultimi decenni», si sono esibite le penne di poeti, cantautori, critici, musicologi, editori, insegnanti, andando così a istituire un concertato di saggi e trascrizioni di interventi, forgiato nelle eleganti e pratiche vesti di libro… un libro che “suona” con cadenze virtuose e imperative dal taglio di una più che arguta critica musicale:

 

 

 suonoinchiostro

 

 

Nel volume, oltre a interventi di artisti come Teresa De Sio, Sergio Berardo, Aldo Nove, Samuele Bersani, Elisa Biagini, Lello Voce, Frankie Hi NRG MC, Rosaria Lo Russo, Franco Loi, Enrico Ruggeri, Salvatore Niffoi, David Riondino e Roberto Vecchioni, si presentano alcuni autografi di Fabrizio De André attraverso i quali è possibile scivolare curiosamente attraverso i suoi procedimenti creativi.

 

“… Lessi Croce, L’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto anni chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante.” (Fabrizio de Andrè)

 

 

d. devivo

 

www.chiarelettere.it

 

 

 

nov 9

 

 

ad altri,

me compreso.

 

 

E’ così — levandosi forse beffardo — che Lino Angiuli intende “suonare” al pubblico una sua recente raccolta di parole e musica:

 

 

ventotto 

 

 

L’epigrafe è un inizio sicuro, duro, che anticipa audacemente il carattere mordace di ciascun componimento sonoro (parole e musica, appunto) che, chiuso dapprima in gelosa custodia, silente vibra tra le pagine del volume, in attesa di essere poi sprigionato dalla propria lettura e da questa — come per magia — essere reso canto (e musica, dai brani su spartito inclusi nel libro).

 

Alla lettura di questa dedica, si ha la sensazione di ondeggiare tra le sonorità delle prime quattro battute di apertura della Sinfonia n. 1 di Ludwig van Beethoven, per poi, proseguendo tra i versi delle poesie, sentirsi scagliare con forza tra i ritmi ossessivi e le tensioni dai timbri stridenti della Sagra di primavera di Igor Stravinsky, che il farsi essere di queste poesie, nel loro insieme compositivo e sonoro, alle nostre orecchie riesce a ri-costruire

 

… /Non potrò mai diventare Dio/né per concorso né grazie/alle parole del Discorso/né sfruttando al massimo il rimorso/non c’è evidentemente/un toccasana digeribile/nemmeno nel formato/più tascabile/…

 

e così cambiando movimento

 

Lo so. Ci si deve addentrare/tra gli odori intrikati di terrapromessa/per la skoperta del filo spinato/intorno all’utero del kosmo. Ti skrivo dal tuo stesso/ufficio: reame di kartefalse timbri e skolorina/di aggettivi kon potere di vita e di morte/ mentre del tutto altrove nonkè a kaso/la luna preferisce sporgersi a un parapetto di kolline/ …

 

e come pure all’idea poetico-musicale ci si mostrano accordarsi perfettamente, nelle vesti di bitonalità, i versi cadenzati nel dialetto tuttora parlato in Valenzano (in provincia di Bari) di cui l’autore, del suo bilinguismo, della sua abilità multisonora, nella sua opera ci offre ampie dimostrazioni

 

Che nu scketure sckitte o na schetazze/sckatte la sckaccherosse/iesse ‘nginde la perchiazze/sckande la semende spande jinde alla vende/du terrene la recuascene sta prene/ …

 

e il tutto per portarsi a plasmare, infine, in movimenti più pacati e in suoni resi più trasparenti (riguardo i messaggi che trasportano), più regolari nel ritmo

 

Bisognerebbe abolirla la fame

Scegliere il pane al posto

dell’oro                    gridava

 

tenendo d’occhio il suo bestiame

indeciso se tagliar la testa

al toro

 

E’ a questo punto che si viene a formare l’immagine nitida di un Angiuli fabbro del suono, capace di fabbricare e modulare ogni sua idea poetica come note musicali facenti parte di una scala che fissa, con i suoi suoni disposti in diverse altezze, le varie consonanze e dissonanze del cammino di un poeta

 

Appena ebbe imparato a dire input

sentì il glande farsi tanto grande

più o meno come quello di un mammuth

e con un dito solo

toccò l’azimuth

 

scordandosi di essere soltanto

e soltanto

un cittadino onorario o peggio

un esule di Lilliput

 

d. devivo

 

 

www.schenaeditore.it

 

 

nov 2

 

Addio, Alda…

 

 alda-merini

 

          L’uccello di fuoco

          della mia mente malata,

          questo passero grigio

          che abita nel profondo

          e col suo pigolìo

          sempre mi fa tremare

          perché pare indifeso,

          bisognoso d’amore,

          qualche volta ha una voce

          così tenera e nuova

          che sotto il suo trionfo

          detto la poesia.

 

ott 20

 

 

Si è spento a Roma il 19 ottobre Alberto Testa, uno tra i più grandi e noti parolieri italiani.

Il blog Il Paroliere esprime il proprio cordoglio, anche a nome dell’Italia intera.

Grazie per le tue canzoni, Alberto.

  

 

albertotestahome2

ago 20

 

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Grazie per l’interesse che mostri verso questo blog.

 

d. de vivo

 

 

ago 9

 

Tu, insegnante. Pensa a una ragnatela molto grande, infinita. Immagina di essere sopra uno dei suoi fili e di iniziare a camminare. A un certo punto incontri un altro filo che attraversa quello su cui cammini. Poi ancora un altro, e un altro ancora. E così via, fino a un numero illimitato di fili, tra di loro intrecciati.

Ebbene, questi fili sono le possibili strade di quella rete d’insegnamento che puoi imboccare o suggerire di percorrere. E ogni volta che cambi percorso, cammini su di una nuova strada con il carico dell’esperienza e del sapere del percorso precedente, arricchendo man mano questa strada con il carico culturale dell’ultima traversata.

E’ proprio sull’idea di queste intersezioni del sapere che Cristina Baldo e Silvana Chiesa hanno pensato di tessere le trame del loro Intrecci sonori:

 

 intreccisonori2

 

“ … quattro percorsi di ascolto in cui il nucleo è il rapporto tra musica e parola, osservato da una prospettiva interdisciplinare rafforzata dai molteplici agganci alle arti figurative, all’estetica, alla storia sociale e secondo angolature scelte allo scopo di esemplificare altrettante possibilità di un percorso d’insegnamento concepito a partire dall’esperienza diretta del testo (verbale/musicale)

nell’ordine:

 

1.    un topos letterario-musicale (la seduzione canora), analizzato a partire da due celeberrimi brani operistici di Monteverdi e Bizet;

2.    una singola opera (Dido and Aeneas di Purcell) letta alla luce della sensibilità, della cultura e della realtà storica inglese del suo tempo;

3.    una tematica (l’amore) in alcune sue differenti trasposizioni poetico-musicali tra popular (Gino Paoli) e teatro musicale (Mozart, Rossini, Wagner);

4.    un’epoca (il primo Ottocento) vista al filtro del motivo — universale e allo stesso tempo particolarmente tipico di quegli anni — del viaggio e della figura del viaggiatore

 

Tutti e quattro i percorsi possiedono elementi che ne permettono l’interconnessione con altri.

 

E’ un nuovo modo di elaborare la didattica: “abolita l’impostazione storicistica lineare e consequenziale”, il libro — attraverso l’analisi della musica in rapporto al proprio testo verbale — propone un “concetto di cultura intesa come intreccio, trama di rapporti.

E’ una rete non chiusa su se stessa, ma aperta a cogliere i frutti di altri settori culturali che, interagendo con l’argomento principe avanzato dalle autrici, via via vanno a costituire quella che risulta essere la trama del nuovo modo di fare cultura nell’era del digitale e di Internet (rete, per l’appunto).

Quindi, prospettiva interdisciplinare, schede a rimando e questionari di verifica (in fondo a ogni capitolo) rendono Intrecci sonori non solo un ottimo laboratorio di ascolto fra musica e parola, ma anche un’indispensabile guida per il docente di liceo nel costruire un percorso didattico (per l’insegnamento della musica) che non vada a implodere alla minima volontà di apertura culturale mostrata dallo studente.

d. devivo

 

www.edt.it

 

 

ago 1

 

 

 

E uno si domanda: “Ma è un mestiere?”

No. E’ un sacco di altre cose: un’ispirazione, una voglia, una necessità spirituale, un prurito, un senso di superiorità, un divertimento, una lotta contro il senso di impotenza di fronte alla natura, alla bellezza, alla perfezione irraggiungibile, una guerra contro il vuoto, contro l’ignoranza, una scala per il cielo, un gioco, una botola per lo sprofondo, un’attrazione irresistibile, un incanto, un sogno, una follìa, una favola, un pugno nello stomaco, una spinta per cui tu professore, bestia, intelligente, analfabeta, sensitivo, insensibile, presuntuoso, modesto, ridicolo, onesto, entusiasta, vitale, eccitato sessualmente, depresso moralmente, fortunato, sfigato, ricco, sicuro, fresco, spappolato nel cervello ti butti sul foglio bianco di un computer e lo riempi di te, ti infili in una soffitta o voli all’aperto carico di pennelli, tele, macchine fotografiche e spari tutte le tue ossessioni-ispirazioni o ti precipiti su una chitarra, su un pianoforte, su una stupenda tastiera e come se fosse l’ultima possibilità che ha il mondo di conoscere la verità canti tutto te stesso con tutti i tuoi colori, le lacrime, le sofferenze, le speranze… tutto!

 

Vabbè… e il mestiere?

E il mestiere, come ho già detto… no. Cioè, non ancora.

 

Tutto quel che sentiamo bollire dentro di noi, può essere semplicemente emozione.

Se poi per caso indipendentemente dalla nostra cultura e dai nostri studi (che sono importantissimi per lo stile che nascerà) dicevo, se il destino ci ha regalato anche la sensibilità dell’artista e la fortuna di saperla esprimere, allora è Arte, non mestiere.

A farla diventare mestiere dobbiamo pensarci noi, con tenacia, con pazienza e con un autocontrollo tale che ci permetta di continuare a mantenere nobile il nostro prodotto e nobile quella che è diventata o sta diventando o diventerà professione. Solo a quel punto possiamo sperare di mantenerci; e mantenere anche una famiglia.

 

Infatti io penso che tutti gli esseri umani provino magari senza riconoscerle le emozioni che portano alla nascita dell’opera d’arte. Si trovano però solo al primo gradino senza fatica e senza impegno. Riuscire a salire il secondo gradino dipende da quella che Mogol vede in una indicazione del “cielo” che illumina solo alcuni esseri. La mia convinzione è che esista un terzo gradino sul quale possono salire solo coloro che hanno avuto anche la fortuna di saper comunicare la propria arte.

 

Ogni opera è una creazione e mentre certamente esistono differenze di valori tra opere colte ed opere popolari, non esistono però differenze di impatto sulla cultura e nella storia della società; ogni opera lascia un segno, piccolo o grande. L’importante è che ogni autore conosca il valore e i limiti di quel che sta creando. E con ciò dimostrerà rispetto di se stesso e della propria opera.

 

Tutto ciò che qui dico, non è una “lezione”; è solo un pensiero. E riassume il modo in cui mi sono comportato io, trovandomene soddisfatto. Spero che a qualcuno sarà utile leggermi.

 

Arriva un momento in cui comincia a delinearsi il mestiere: dobbiamo analizzare e riconoscere tra le nostre emozioni quelle che esprimendole possano farci mostrare meglio la nostra personalità, non necessariamente quelle di moda. Dobbiamo saper amare anche lavori non nostri, ammirare altri autori e imparare dai migliori: senza imitarli! A questo proposito io ho usato ai tempi in cui la mia professione era ancora in salita un trucco  semplicissimo: ogni tanto, mentre scrivevo un testo su una musica, mi domandavo per esempio: “Chissà se Nisa (grandissimo autore di testi come “Tu vuo’ fa’ l’americano”, “Guaglione”, “Accarezzame” e mille altri in napoletano ed in italiano) chissà se Nisa sarebbe soddisfatto di avere scritto queste parole?” Se la mia risposta era onestamente “Sì”, andavo avanti, lo battevo a macchina come si usava prima della comparsa del personal computer e lo consegnavo, se no cominciavo a limare, cambiare, cercar di capire perché no e qualche volta stracciavo tutto per ricominciare da capo.

 

Perdonatemi ma siccome canzoni faccio, di canzoni parlo.

 

Un’altra cosa che mi ha aiutato a sviluppare il mestiere è che pur essendo convinto che un lavoro fosse buono non ho mai giudicato finito e perfetto un mio testo e così quando l’autore di una musica mi chiede di cambiare qualcosa se il cambiamento non stravolge la mia idea normalmente accetto di ritoccare. E’ una sfida divertente quella di usare una lingua tanto bella e difficile come l’italiano e riuscire a cambiare mille volte espressione senza sbagliare significato, grammatica e metrica! Sotto sotto ho la convinzione che qualunque opera possa essere ritoccata, anche la Divina Commedia a patto che a ritoccarla sia Dante Alighieri.

 

Devo anche dire che non scrivo mai una cosa perché sono convinto di farci soldi ma perché quell’idea mi coinvolge, quella musica mi piace, quel giovane merita che gli si dia un’occasione. Pensare ai soldi mentre si crea, ho l’impressione che meni gramo.

In più, ricordiamoci che dopo aver rispettato te stesso e gli altri autori, puoi pretendere che a loro volta gli altri ti rispettino.

 

 

www.albertotesta.net

 

 

 

 

lug 20

 

 

Tikete taket i tak

te me taket i tak a mi?

mi takàt i tak a ti?

taketi ti i to tak

tikete taket i tak*

 

E’ con questo scioglilingua milanese come con altri intrecci sonori quali filastrocche, canzoni, scat, nonsense, rap e molto altro che Enrico Strobino e Mario Piatti ci invitano a creare musica seguendo le onde altisonanti del loro Anghingò:

 

 Anghingò, Viaggi tra giochi di parole e musica

 

“… un libro per fare musica, o meglio un libro che vorrebbe invogliare tutti gli insegnanti e gli animatori musicali a partire da un modo primordiale del fare musica: usare la voce per fare suoni che abbiano sembianze musicali, pensare a una musica che nasca da testi parlati, dalla trasformazione delle parole quotidiane, su su fino alle filastrocche e alle canzoni ...”

… un libro che chiama in causa la voce per farla strumento esecutore principale: a partire da un “incipit” di poche note, via via la si “vede” farsi carico di altri suoni, quindi moltiplicarsi e aggregarsi, per poi manifestarsi ora in una forma ora in un’altra, prendere le sembianze delle parole e dar loro o togliere significato, formare testi… sino alla sua trasformazione finale più completa e complessa: la canzone.

Anghingò è un vero laboratorio di manipolazione del suono adatto al paroliere e al musicista. Ma a chi anche desidera far apprendere le magie della musica a degli iniziati, facendoli giocare con i suoni, con le parole, e utilizzando questi come tanti fili sonori di piccoli e grandi tessuti musicali da cucire e scucire a proprio piacimento, in varie forme.

Anghingò è un vasto campo dove si può esplorare il suono nella sua natura più intima e primordiale, e sperimentarlo, modellandolo con la voce. E’ un manuale. Una guida. E’ un ricettario sonoro necessario al paroliere e a chi come lui desideri ricavare sempre del nuovo materiale con cui dar alito alle proprie creazioni musicali…

 

… ma è anche una scatola di simpatici giochi verbali…

 

An ghin gò

tre galline e tre cappò

dove andavano non so:

forse andavano al mercato

a comprare il pan pepato …

 

d. devivo

 

(*si mette in scena il dialogo fra un ipocrita e un ciabattino: «Tu che attacchi i tacchi, puoi attaccare i tacchi a me?» E il ciabattino all’ipocrita, anche lui in realtà ciabattino: «Io attaccare i tacchi a te? Attaccateli tu, i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi! » [Dossena 1997])

 

www.edizioniets.com

 

lug 10

 

 

Chiuso fra cose mortali

(Anche il cielo stellato finirà)

Perché bramo Dio?

 

 

 

 

giu 26

 

 

 

Riluci,

stella…

e di tuoi nobili riverberi

spolvera l’universo…

 

Dio è lì,

cullato dai suoni

di ogni tua fioca

vibrazione

d. devivo

 

michael-jackson 

 

giu 22

 

 

«Fare il musicista, oggi come sempre, rimane un’ambizione di molti; ma, banalmente, non si fa più musica come una volta: sono cambiati i mezzi, i canali, gli intermediari, le tecnologie»

 

Tramite questa ouverture verbale, Gianni Sibilla si appresta a condurci scrupolosamente tra le fitte arie di una sua recente opera: 

 

industria1

  

In questo piccolo volume (dal formato di un fumetto ma dal contenuto di un trattato) l’autore pratica un’accurata analisi dell’industria musicale: sviscerandone tutti i settori ne mette in luce le funzioni, le caratteristiche, cogliendo poi i riflessi (anche sociali) dal prodotto ultimo della loro necessaria interazione, il disco.

 

Nel libro — idealmente costituito in due parti — si trova dapprima un Sibilla indagatore della struttura produttiva della musica pop (il musicista e chi lo supporta nella fase creativa, come il manager e i fonici; la discografia; il concerto), poi lo si riscopre acuto osservatore del ruolo che hanno i media (radio, TV, stampa, nuovi media e musica digitale) sia nella fase di promozione del prodotto musicale sia nella mediazione culturale tra la sua produzione e il suo consumo.

 

Il risultato dello sforzo è, a tutti gli effetti, un vademècum composto su misura per il musicista e per chi si nutre quotidianamente di musica pop, come per ogni suo appassionato. E’ un memorandum indispensabile al cammino di un compositore e a chi, come lui, si muove ambizioso tra i tortuosi canali propri dell’industria musicale.

 

E’ il tuo abbiccì.

 

«un musicista di fatto non esiste se non ha un pubblico che lo ascolti»

 

 

d. devivo

 

 

www.carocci.it

 

 

 

giu 10

 

Exultet iam angelica turba caelorum…*

 

… e ad accompagnare il progredire di questa nenia monodica, l’avanzare ritmico delle immagini miniate che ne illustrano i fatti. Trama acutamente osservata sciogliersi dagli occhi di un’attonita ma attenta fedele assemblea.

Non ventiquattro al secondo. Né meno. Né venticinque. Solo il numero di fotogrammi utile a compiere il gesto propiziatorio che ne sviluppa la narratio, e che smodato ne accresce il corpo svelandone la grandiosità. Ora al tempo alternato del levarsi di una mano, ora al suo controtempo.

 

… exultet divina mysteria…

 

bari20exultet20120anastasis20xi20secolo20museo20diocesano

 

… e lì sopra, lui. L’attore. L’unico protagonista. Il solo cantore inquadrato nella misura di un pulpito riecheggiante un ipotetico spazio cine-televisivo. Lui, il diacono, brandente fiero il rotolo che della Veglia Pasquale ne sostiene la solennità. E ne conserva la musica, anche se ridotta a dei poveri segni sprigionati nella secca pelle di una più che sacrificale pecora.

 

 

abeilles-exultet-rouleau-bari

 

 

E le sue parole: suoni latineggianti armoniosi scagliati contro rosoni variopinti e retro illuminati, sì da rendere con le loro sottili riverberazioni immaginifico lo spettacolo. E nell’insieme tremante. Grazie anche alle manifestate emozioni di ciascun rapito presente.

 

et pro tanti Regis victoria tuba insonet salutaris

 

E’ uno scenario mistico…

 

Exultet.

d. devivo

 

(*Exultet, wikipedia)

 

 

mag 30

 

« … I poeti non guidano la macchina. I poeti non vanno al supermercato. I poeti non vanno a buttare la spazzatura. I poeti non partecipano al consiglio d’istituto della scuola dei figli. I poeti non vanno a picchettare l’Istituto Case Popolari o quello che è. I poeti non… i poeti nemmeno parlano al telefono. I poeti in generale con le persone non ci parlano proprio. I poeti passano molto tempo ad ascoltare … E muoiono al verde. Oppure affogano nei laghi. I poeti di solito muoiono senza happy end … » (Bob Dylan)

Tu sei un poeta? o magari un aspirante o un consumato paroliere… o tutti e due, e vai alla ricerca di una soluzione alla sindrome del foglio bianco, inquietudine che ti ha appena colpito.

Si apprende molto, dai pensieri di ogni artista. E ancora di più se questi sono grandi artisti. E molto di più, se ancora più grandi. Fatto sta che nelle loro parole ogni creativo si ritrova. E si confronta, si conforta. Così come nelle loro sentenze, in cui ogni umano si rifugia, condiscendente.

Tanto ho percepito sfogliando le pagine di questa bella e preziosa “antologia” dell’autore di canzoni, recapitatami dalla minimum fax:

 

 

 

song 

 

Un libro dai toni aggraziati e delineati in un formato tascabile (si “accoscia” perfettamente tra le mani), morbido da sorreggere e da sfogliare. Ma saldo nelle parole, soprattutto.

E che parole! quelle sgorgate dalla bocca di artisti del calibro di Lou Reed, Neil Young, Paul Simon. E ancora Joan Baez, Jackson Browne, Merle Haggard. E tanti altri. Parole destinate ad accudire i segreti intimi del mestiere del songwriter, ma che qui, grazie all’opera tenace di Paul Zollo, sono svelati e mostrati come un ricco puzzle (i cui pezzi sono il collante della celebrità degli autori). E come tale, noi lo osserviamo per trarne preziosi suggerimenti. E per sognare, con le sue parole: Interviste sull’arte di scrivere canzoni.

E di vera arte, si tratta.

« … Abbiamo dei grossi problemi perché nelle nostre canzoni scriviamo quello che accade in questi tempi… Per cui a volte è difficile pure cantarle … »

Ma se per David Crosby è difficile pure cantarle, per te, con quello che accade in questi tempi, non sarà addirittura difficile solo pensarle?

 

 

d. devivo

 

 

 

www.minimumfax.com

 

mag 24

  

 

Era il titolo di una trasmissione televisiva, ancora in bianco e nero e quindi di parecchi anni fa, che per la prima volta presentava al grande pubblico TV quelli che scrivevano le parole delle canzoni, i parolieri, appunto. Ricordo di aver visto per la prima volta le facce allora giovani di Mogol, Pallavicini, Alberto Testa, Nisa, Chiosso, Migliacci ed altri di cui non ricordo i nomi ma che a me, ragazzino, alle prese con la mia prima fisarmonica, parevano degli impiegati con giacca e cravatta. Mi sembrava, a torto, che non avessero nulla da spartire con il rutilante mondo della canzonetta che allora presentava i vari Peppino di Capri prima maniera, Fred Buscaglione, Tony Dallara, Modugno e le signore Nilla Pizzi e Tonina Torielli insieme alle nuove leve Mina, Milva, Ornella Vanoni. Ed invece erano anche loro gli artefici di tutti i grandi successi che ancora oggi ricordiamo.      
Da quella volta non mi pare che la televisione abbia mai più portato alla ribalta né qualcuno di loro né le nuove leve per far conoscere al grande pubblico coloro che con i loro versi hanno a volte divertito, a volte fatto sognare, a volte fatto pensare milioni di persone e comunque contribuito al successo di tante canzoni. Il fatto in sé non mi stupisce dato che gli autori, specie nelle trasmissioni televisive,  non sono neppure citati nei titoli di coda al pari dell’ ultimo degli attrezzisti di studio, con tutto il rispetto per il loro lavoro.

Ed il lavoro nostro dove lo mettiamo ? Il riferimento alla trasmissione televisiva di tanti anni fa è solo uno spunto per dire che il “grande pubblico” non conosce gli autori di quello che, volenti o nolenti, è il sottofondo della nostra vita quotidiana. Tutti conoscono i grandi nomi della musica pop e pensano che i loro grandi successi siano frutto solo della loro pur grandissima bravura. Spesso questi sono stati confezionati in collaborazione con altri che a loro volta meriterebbero di essere conosciuti. E più si conoscono quelli che lavorano dietro le quinte più si capisce quanto sia importante il loro lavoro e quanto, giustamente, debba essere riconosciuto e retribuito (dalla Siae) e non considerato già come un privilegio il fatto di poter lavorare con quei grossi nomi. Anche perché tutti gli altri autori che non hanno questa possibilità o capacità o privilegio, hanno tutto il diritto di far sapere che esistono, che esiste il loro lavoro, esattamente come un qualsiasi altro professionista.

 

da Il giornale degli autori

 

www.eugeniodelsarto.com

 

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