“Il paroliere questo sconosciuto” di Eugenio del Sarto

  

 

Era il titolo di una trasmissione televisiva, ancora in bianco e nero e quindi di parecchi anni fa, che per la prima volta presentava al grande pubblico TV quelli che scrivevano le parole delle canzoni, i parolieri, appunto. Ricordo di aver visto per la prima volta le facce allora giovani di Mogol, Pallavicini, Alberto Testa, Nisa, Chiosso, Migliacci ed altri di cui non ricordo i nomi ma che a me, ragazzino, alle prese con la mia prima fisarmonica, parevano degli impiegati con giacca e cravatta. Mi sembrava, a torto, che non avessero nulla da spartire con il rutilante mondo della canzonetta che allora presentava i vari Peppino di Capri prima maniera, Fred Buscaglione, Tony Dallara, Modugno e le signore Nilla Pizzi e Tonina Torielli insieme alle nuove leve Mina, Milva, Ornella Vanoni. Ed invece erano anche loro gli artefici di tutti i grandi successi che ancora oggi ricordiamo.      
Da quella volta non mi pare che la televisione abbia mai più portato alla ribalta né qualcuno di loro né le nuove leve per far conoscere al grande pubblico coloro che con i loro versi hanno a volte divertito, a volte fatto sognare, a volte fatto pensare milioni di persone e comunque contribuito al successo di tante canzoni. Il fatto in sé non mi stupisce dato che gli autori, specie nelle trasmissioni televisive,  non sono neppure citati nei titoli di coda al pari dell’ ultimo degli attrezzisti di studio, con tutto il rispetto per il loro lavoro.

Ed il lavoro nostro dove lo mettiamo ? Il riferimento alla trasmissione televisiva di tanti anni fa è solo uno spunto per dire che il “grande pubblico” non conosce gli autori di quello che, volenti o nolenti, è il sottofondo della nostra vita quotidiana. Tutti conoscono i grandi nomi della musica pop e pensano che i loro grandi successi siano frutto solo della loro pur grandissima bravura. Spesso questi sono stati confezionati in collaborazione con altri che a loro volta meriterebbero di essere conosciuti. E più si conoscono quelli che lavorano dietro le quinte più si capisce quanto sia importante il loro lavoro e quanto, giustamente, debba essere riconosciuto e retribuito (dalla Siae) e non considerato già come un privilegio il fatto di poter lavorare con quei grossi nomi. Anche perché tutti gli altri autori che non hanno questa possibilità o capacità o privilegio, hanno tutto il diritto di far sapere che esistono, che esiste il loro lavoro, esattamente come un qualsiasi altro professionista.

 

da Il giornale degli autori

 

www.eugeniodelsarto.com

 

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One Response

  1. Lorena Gino Says:

    Parole sante! Se oggi, nel desolante panorama della nostra musica c’è qualcosa che manca, è proprio la bella canzone, quella che veramente ti emoziona, ti colpisce, ti lascia qualcosa. Molti dicono che i testi non hanno più valore, che interessa solo la musica, che spesso non è nemmeno tale : serve per ballare, per socializzare (?), per spaccarsi i timpani, per distrarsi, per infatuarsi del divo del momento,tutto insomma, meno che a far pensare. Io non sono più giovanissima, ma la prima cosa che ho sempre ascoltato in una canzone era il testo, per questo forse ho amato tanto i cantautori, quelli che veramente sapevano dire e dare qualcosa. Ed anche le canzoni di cui parla Lei, meno recenti, portate al successo da grandi interpreti in manifestazioni come il Festival di Sanremo, che era in grado di sfornare ogni anno anche una mezza dozzina di pezzi straorinari;(il primo cantante che mi viene alla mente parlando di questo è Sergio Endrigo) mentre oggi tutto si esaurisce nella fiammata di una stagione. E’ triste pensare che per sentire buona musica bisogna ricorrere ai vecchi, amati 33 giri, o alla loro nuova veste con il loro vetusto contenuto, venduti a prezzi irrisori ma sempre una vera miniera d’oro per chi veramente sa ascoltare.

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