“… parole, parole, parole / parole, soltanto parole, parole tra noi …”
Sono soltanto parole…
solo parole.
Parole con cui l’essere umano ha migliorato, gestito e affermato la propria esistenza, impiegandole per comunicare con i propri simili e con questi allearsi, per la garanzia della sopravvivenza e quindi della vita stessa. E per conquistare il suo e altri mondi. E per scoprire l’ignoto. Per creare arte.
Parole.
Solo parole.
Esseri viventi che tramite se stessi si sforzano di modulare suoni, per comunicare, per parlare. Esseri parlanti che producono parole. Parolieri.
Parolieri nascosti. Chiunque è paroliere. Ci si distingue solo dalla scelta e dal modo di accostare le parole. Scrittori, filosofi, scienziati… ognuno ha i suoi metodi. Musicisti, artisti, poeti: ciascuno con i propri suoni, il proprio ritmo.
E c’è chi questo ritmo lo rende incalzante, a tal punto da camuffarlo nelle vesti di una vera musica. Una musica ritmata travestita da parole, ma priva dei suoni di altri strumenti di accompagnamento. Una “solista”. E si esibisce in virtuosismi cadenzati:
BLUSBUGHIVUGHI di Luigina Bigon
Chicago in blues Chicagooo!
ritmo che ritorna
voce suonatori suono.
Passo dal soft sincopato
al piede che batte,
riempio la misura
il regolo
il tempo
Accanto a me lui - luiii i i (ginaa!)
la vena
il vino
(bevo caffècofi)
e tu che ti misuri
al ritmo di un interno
americano
tavolini libri musica
boy bicchieri book
familystore
un basso due chitarre elettriche
due cantanti
e la spinetta.
Rigiro il bicchiere
sorseggio
respiro
mi lascio vivere
bughivughi
ritratti alle pareti
foto in bianco e nero
batto il tempo
teenagers sul sofà.
Oltre le vetrine
insegne rossealneon,
l’avenue che svetta nella notte.
Una musica che suona in versi, come fa notare Luigina stessa:
« … questa è la poesia, pura sequenza d’alfabeti, metafore, allegorie, suoni, divertissements, finezza artistica, sublimazione, bellezza estrema, spiro cristallino, Dio! arriva come un lampo e fluisce generosa come il sangue senza arrestare la sua corsa. A volte afferrarla è quasi impossibile … »
Afferrarla è quasi impossibile, ma cantarla è più che probabile.
d. devivo




