mar 10

 

 

Da Carducci a Pascoli: nelle scuole italiane la compilation con dieci pezzi forti della letteratura italiana

Praticamente è un mini Sanremo per sommi poeti. Senza principi, né fischi né orchestrali che lanciano spartiti. Ma anche qui ci sono ex festivalieri, un tenore e qualche figlioccio dei talent show.

COMPILATION IN VERSI – Si chiama «Musica e Parole. 10 in Poesia» ed è una compilation di dieci pezzi forti della letteratura italiana in versi, trasferiti su melodie inedite e trasformati in altrettante canzoni incise su cd. Niente televoto. Il tutto si fa a scopo didattico: l’iniziativa infatti è patrocinata dal Ministero per l’Istruzione. Il cofanetto, che comprende un libretto con testo e note biografiche dell’autore, più una base musicale per esercitarsi come al karaoke, dal prossimo settembre verrà distribuito in 70.000 copie ai ragazzi delle scuole medie di sei regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sicilia. Farà parte del programma di studio. Con la speranza che appassioni alla poesia la generazione degli sms …

[leggi l’intero articolo di Giovanna Cavalli (Corriere della Sera) o guarda il servizio (TG2)]

feb 28

 

1

Coca Cola music store

sprofondo nel sofàbronzo

fantasia di sguardi

ritmi. Di fronte a me

un viso mi ricorda

un amico, sorrido.

Stupisce.

Slitta lo sguardo        

raccolgo lo scarto.

Stop! Raffreddo l’attimo

confidenziale. Battono

il tempo adulti e bambini

        Alabama rock

Mi sento nel truk 18-wheeler

70 miglia all’ora, le mille luci

blu e rosse, il bagliore dei fanali

le ruote che ritmano sull’asfalto

         all right!

e tu

la chitarra elettrica acustica

e il base guitar

strumenti a percussione

il tubosling e i congas.

Una voce calda

mi ritma a jet,

bevo chai  bollente

alla camomilla e the

there is no reason to be mad-

your heart of stone

dice la canzone

         rockfied blues

voce roca   la spinetta

e sincope che accelera

il tempo. Sull’autostrada

rombano i camion

         your heart of stone

ritmano i corpi

io   lui   gli altri,

tutto viaggia.

Un regista filma l’interno

adulti grassi, bambini magri.

         Thak you for

         not smoking!

Nessuno fuma,

il tempo frenetico

mi lancia nelle distese

         asfaltoring

ritmo tutta, sembro un treno

Alabama swing/rock

sulle rotaie. Tutto è sonoro

sedili tavoli tamburi

e le    drinking straws

nei bicchieri 24 oz.

Accelera, accelera treno

sulla ferrata, mi lanci

tra i fili elettrici, sui pali

dell’alta tensione,

e qui, America mia,

ti sganci dal paradossale

evento delle due torri,

ti tuffi in un nostalgico

         end of song,

poi acceleri la corsa

e mi eccita questo tuo swing.

[continua]

gen 27
 
Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916
 
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
 
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
 
Ma nel cuore
nessuna croce manca
 
E’ il mio cuore
il paese più straziato
 
 
dic 27

 

XL Premio di poesia Formica Nera-Città di Padova

Con il patrocinio di Regione del Veneto – Provincia di Padova – Comune di Padova

Gruppo letterario Formica Nera – fondato nel 1946 – c.f. 92131540285

Segreteria: via Dignano 2/A – 35135 Padova – e-mail: formicanera@virgilio.it

 

 

Regolamento

1. Il Gruppo letterario Formica Nera promuove la quarantesima edizione del Premio di poesia aperto a tutti gli autori di lingua italiana. Sono esclusi dal Premio i vincitori (primi premi) delle precedenti edizioni.

2. Si partecipa con una poesia inedita (tema e lunghezza liberi) da far pervenire entro il 3 aprile 2010 in cinque copie – di cui soltanto una con nome cognome indirizzo e firma dell’autore – al segretario del Premio:

Luciano Nanni

Casella postale 814

35122  Padova.

3. Per spese organizzative si richiede un contributo – in misura libera – da inviare preferibilmente con gli elaborati.

4. Premi. Ai finalisti medaglia d’oro personalizzata più pergamena e rimborso spese.

5. La giuria – il cui operato è insindacabile – sarà resa nota dopo l’assegnazione dei premi.

6. L’esito del Premio verrà diffuso attraverso i consueti mezzi di comunicazione e in internet – www.literary.it/premi. I finalisti riceveranno lettera personale.

7. Gli elaborati non si restituiscono. La segreteria si riserva la facoltà di pubblicare le poesie finaliste.

8. La partecipazione al Premio implica la piena accettazione del presente regolamento. La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 29 maggio 2010.

Per informazioni urgenti tel. 049.603474 cell. 3317581556.

dic 21

 

Alessandro Cipriani – Maurizio Giri

MUSICA ELETTRONICA E SOUND DESIGN
Teoria e Pratica con Max-MSP
Volume I

Contemponet, Roma, 2009

 

 

max-msp 

 


Il libro è uscito!
E’ possibile acquistarlo già da ora presso il sito
http://www.virtual-sound.com, al prezzo speciale di 40 Euro (in libreria costa 45 euro).

E’ disponibile una versione demo del libro in formato .pdf sullo stesso sito.

MUSICA ELETTRONICA E SOUND DESIGN – TEORIA E PRATICA CON MAXMSP

Ci sono migliaia di suoni in rete già pronti, e ci sono centinaia di strumenti virtuali che riproducono suoni di ogni tipo, ma cosa succede se si vuole imparare a costruire da zero i propri suoni e addirittura costruire le proprie macchine sonore virtuali, costruire i propri effetti totalmente personalizzati? Bisogna diventare sound designer veri, cioè quelli che non usano suoni trovati in rete, ma che inventano e costruiscono da soli il suono per una musica, per una colonna sonora, per un logo sonoro.

Finora, se si voleva imparare, erano i testi americani a farla da padrone. Ma ora si è mosso qualcosa di molto importante anche da noi

E’ appena uscito un testo in italiano, “MUSICA ELETTRONICA E SOUND DESIGN” di Alessandro Cipriani e Maurizio Giri, due dei maggiori esperti nella sintesi ed elaborazione del suono in Italia.
Più di 500 pagine, esempi interattivi, supporti online, glossari, test, attività ed esercizi pratici etc.
Ad ogni capitolo di teoria corrisponde un capitolo di pratica con MaxMSP, un software potentissimo elaborato all’IRCAM di Parigi, inserito da Wired fra le 5 tecnologie più rivoluzionarie per fare musica.[1]

Così oggi un musicista, un Dj, un producer, un esteta del suono, un compositore possono far evolvere le proprie capacità affrontando la tematica del sound design con questi strumenti innovativi.
I nuovi orizzonti sono molteplici: basti pensare alle migliaia di integrazioni ed interazioni possibili fra MaxMSP e i nuovi device mobili, game console e home systems. Si può controllare la generazione del suono con i gesti, con la luce, con interfacce uomo-macchina interessantissime.

MUSICA ELETTRONICA E SOUND DESIGN” è un testo ideale per chi inizia da zero, ma utilissimo anche per chi voglia approfondire la propria conoscenza della Musica Elettronica e del Sound Design.
Il libro è pubblicato dalle Edizioni ConTempoNet: maggiori informazioni sono reperibili sul sito


Dalla prefazione di Alvise Vidolin:”(…) Questo libro di Musica Elettronica e Sound Design è proprio lo strumento didattico ideale per le nuove generazioni (…), in quanto riesce sempre a creare un perfetto equilibrio fra saperi teorici e realizzazioni pratiche. L’opera adotta un metodo didattico organico con una concezione aperta e interattiva dell’insegnamento che si rivela efficace sia per una didattica gestita dal docente che per l’auto-apprendimento. Per molte esercitazioni pratiche gli autori trasformano MaxMSP in un completo ‘laboratorio di liuteria elettronica’, partendo dai primi suoni dell’elettronica analogica, per approfondire le principali tecniche di sintesi e di elaborazione dei suoni, realizzando strumenti virtuali e di interazione, programmando controlli gestuali per l’esecuzione dal vivo, creando sistemi di diffusione e di spazializzazione per l’ascolto. La didattica diventa in questo modo interattiva in quanto il laboratorio virtuale funziona in tempo reale e consente di ascoltare passo dopo passo il processo realizzativo, verificando puntualmente il proprio operato. In conclusione questo libro presenta tutte le caratteristiche per diventare il testo di riferimento dei corsi di musica elettronica” http://www.wired.it/news/archivio/2008-12/16/la-nostra-top-5-delle-tecnologie-piu-rivoluzionarie-per-fare-musica.aspx

.[1] Vedi articolo wired

 

 

dic 19

 

 

Da oggi Il Paroliere lo puoi seguire anche digitando www.danieledevivo.it nella barra degli indirizzi del tuo browser

 

 

 paroliere1

 

 

 

 

dic 10

 

 

Qual è il significato delle parole cane, penna, albero e sole? Spiègatelo. A cosa hai fatto ricorso? alle parole. In pratica, hai usato delle parole per spiegare il significato di altre parole.

 

Spiegati ora il significato delle parole che hai utilizzato per dare una spiegazione del significato delle parole cane, penna, albero e sole (per esempio, spiegati il significato della parola significato, per poi, una volta chiarito, darti la spiegazione del significato della parola cane). Cosa stai usando? altre parole.

 

E se dovessi continuare in questo gioco del dare ogni volta una spiegazione delle parole che hai usato per definire altre parole? non finiresti mai (fai una prova con il dizionario: trova il significato di una parola, per esempio suono. Poi trova il significato di ciascuna parola che è servita per dare un significato alla parola suono. E vai avanti così, fino a dove riesci ad arrivare). Inverosimilmente, non troveresti un’origine (ti perderesti tra i ceppi etimologici conosciuti di una qualche lingua indoeuropea).

 

E tutto questo per dire? che per ogni cosa che i nostri occhi riescono a vedere (e qualcosa anche a non vedere), l’essere umano ha attribuito un nome. O un’etichetta, per dirla meglio. Per la precisione, un’etichetta variabile, dipendente dal tempo (cronologico) e dalla posizione geografica del parlante.

 

E le parole, cioè le etichette, sono suoni. Quindi, quando dobbiamo parlare a qualcuno della realtà a noi conosciuta (e sconosciuta), utilizziamo delle etichette sonore variabili. Utilizziamo, cioè, degli atomi vibranti (l’aria) per trasmettere (al nostro interlocutore) il significato del concetto che in quel momento abbiamo in testa. Un concetto che si riferisce a qualla parte di realtà che è anch’essa costituita da atomi vibranti.

 

Usiamo atomi vibranti per dare l’idea, l’immagine, di altri atomi vibranti.

 

Ma dalla loro reciproca e simultanea vibrazione, s’innescherà in qualche punto una risonanza?

 

 

 

dic 9

 

 

Parole nella musica è l’offerta formativa rivolta agli aspiranti parolieri o a chi, già del mestiere, desideri approfondire le tecniche di scrittura specifiche per i testi destinati alla musica.

L’offerta prevede tre percorsi formativi distinti (e personalizzabili):

 

1.   Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

2.   Il paroliere musicista

3.   Il paroliere nel tempo: dalle romanze alle canzoni attuali

 

Il percorso 1. fornisce a parolieri (o aspiranti parolieri) non musicisti le conoscenze musicali necessarie per costruire al meglio un testo destinato alla musica.

 

Il percorso 2. esamina a fondo la struttura della canzone pop (e delle sue varianti) e fornisce le tecniche e le abilità necessarie per “costruirci sopra un testo su misura”, nei vari stili.

Il percorso si avvale di un testo didattico proprio e di alcune dispense complementari.

 

Il percorso 3. prevede l’analisi della canzone (parole e musica) dalle sue origini sino ai nostri giorni, privilegiando i cambiamenti principali che nel corso del tempo la hanno resa nella forma attuale. Al termine di ogni analisi il partecipante dovrà costruire un testo nello stile studiato.

 

Tutti i percorsi possono anche essere seguiti online. A ciascun partecipante verrà distribuito del materiale didattico (cartaceo o elettronico) per lo studio e le esercitazioni.

 

Si valutano proposte per stage e/o seminari nelle scuole

 

Per ogni informazione scrivere a parolenellamusica@gmail.com

 

 

 

Programma dei percorsi

 

 

Alfabetizzazione musicale per parolieri non musicisti

 

Argomento  1 – il suono: voce e udito

2 – il suono: lingua e musica  

3 – caratteristiche dei suoni

4 – sistema tonale

5 – chiavi e lettura musicale

6 – tempo e ritmo

7 – segni d’espressione

8 – cenni di armonia

9 – nomenclatura degli accordi

10 – strumenti musicali

11 – struttura e forma della canzone pop

       (strofa, ritornello, ponti)

12 – frase e periodo musicale

13 – musica e parole

14 – la canzone

15 – interpretare la musica

 

 

Il paroliere musicista

(è necessario possedere una discreta conoscenza della grammatica musicale)

 

Argomento  1 – struttura e forma della canzone pop

                     (strofa, ritornello, ponti)

2 – frase e periodo musicale

3 – il testo e la comunicazione

4 – la struttura del testo

5 – tipi di testo

6 – il registro del testo

7 – i dizionari e il loro uso

8 – creare e manipolare un testo

     (esercizi di scrittura creativa)

9 – comporre un testo prima della musica

10 – comporre un testo per una musica

11 – la musicalità delle parole

12 – metrica

13 – la rima

14 – montare un testo sulla musica

15 – stili e generi

16 – adattamento del testo ai vari stili e generi

 

 

Il paroliere nel tempo

(è necessario possedere una discreta conoscenza della grammatica musicale)

 

Dalle romanze agli anni ‘50

anni ‘60

anni ‘70

anni ‘80

anni ‘90

contemporaneo

 

 

 

 

 

nov 28

 

 

Hai mai provato a far vibrare come un suono l’inchiostro della tua penna? C’è chi lo ha fatto e ci è perfettamente riuscito. E non solo! Difatti, la vibrazione scaturita si è manifestata talmente energica da originare altre vibrazioni. E altre ancora, da queste ultime. E così via, moltiplicandosi, innescando a tal punto anche quelle oscillazioni che con le loro (s)onde vanno determinate a svelare il dialogo tra poesia e canzone.

Dove? nel circuito della musica leggera. Per la precisione, tra canzone d’autore e testo poetico.

Come? da un incontro di studio promosso dal Centro Studi Fabrizio De André della facoltà di lettere dell’Università di Siena, denominato Poesia e canzone d’autore in Italia. Evoluzioni contemporanee e fantasie di avvicinamento.

 

Qui, dietro invito a «mettere a confronto le loro esperienze di lavoro e di ricerca allo scopo di raccogliere punti di vista diversi sui rapporti fra poesia e canzone d’autore nella cultura italiana degli ultimi decenni», si sono esibite le penne di poeti, cantautori, critici, musicologi, editori, insegnanti, andando così a istituire un concertato di saggi e trascrizioni di interventi, forgiato nelle eleganti e pratiche vesti di libro… un libro che “suona” con cadenze virtuose e imperative dal taglio di una più che arguta critica musicale:

 

 

 suonoinchiostro

 

 

Nel volume, oltre a interventi di artisti come Teresa De Sio, Sergio Berardo, Aldo Nove, Samuele Bersani, Elisa Biagini, Lello Voce, Frankie Hi NRG MC, Rosaria Lo Russo, Franco Loi, Enrico Ruggeri, Salvatore Niffoi, David Riondino e Roberto Vecchioni, si presentano alcuni autografi di Fabrizio De André attraverso i quali è possibile scivolare curiosamente attraverso i suoi procedimenti creativi.

 

“… Lessi Croce, L’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto anni chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante.” (Fabrizio de Andrè)

 

 

d. devivo

 

www.chiarelettere.it

 

 

 

nov 9

 

 

ad altri,

me compreso.

 

 

E’ così — levandosi forse beffardo — che Lino Angiuli intende “suonare” al pubblico una sua recente raccolta di parole e musica:

 

 

ventotto 

 

 

L’epigrafe è un inizio sicuro, duro, che anticipa audacemente il carattere mordace di ciascun componimento sonoro (parole e musica, appunto) che, chiuso dapprima in gelosa custodia, silente vibra tra le pagine del volume, in attesa di essere poi sprigionato dalla propria lettura e da questa — come per magia — essere reso canto (e musica, dai brani su spartito inclusi nel libro).

 

Alla lettura di questa dedica, si ha la sensazione di ondeggiare tra le sonorità delle prime quattro battute di apertura della Sinfonia n. 1 di Ludwig van Beethoven, per poi, proseguendo tra i versi delle poesie, sentirsi scagliare con forza tra i ritmi ossessivi e le tensioni dai timbri stridenti della Sagra di primavera di Igor Stravinsky, che il farsi essere di queste poesie, nel loro insieme compositivo e sonoro, alle nostre orecchie riesce a ri-costruire

 

… /Non potrò mai diventare Dio/né per concorso né grazie/alle parole del Discorso/né sfruttando al massimo il rimorso/non c’è evidentemente/un toccasana digeribile/nemmeno nel formato/più tascabile/…

 

e così cambiando movimento

 

Lo so. Ci si deve addentrare/tra gli odori intrikati di terrapromessa/per la skoperta del filo spinato/intorno all’utero del kosmo. Ti skrivo dal tuo stesso/ufficio: reame di kartefalse timbri e skolorina/di aggettivi kon potere di vita e di morte/ mentre del tutto altrove nonkè a kaso/la luna preferisce sporgersi a un parapetto di kolline/ …

 

e come pure all’idea poetico-musicale ci si mostrano accordarsi perfettamente, nelle vesti di bitonalità, i versi cadenzati nel dialetto tuttora parlato in Valenzano (in provincia di Bari) di cui l’autore, del suo bilinguismo, della sua abilità multisonora, nella sua opera ci offre ampie dimostrazioni

 

Che nu scketure sckitte o na schetazze/sckatte la sckaccherosse/iesse ‘nginde la perchiazze/sckande la semende spande jinde alla vende/du terrene la recuascene sta prene/ …

 

e il tutto per portarsi a plasmare, infine, in movimenti più pacati e in suoni resi più trasparenti (riguardo i messaggi che trasportano), più regolari nel ritmo

 

Bisognerebbe abolirla la fame

Scegliere il pane al posto

dell’oro                    gridava

 

tenendo d’occhio il suo bestiame

indeciso se tagliar la testa

al toro

 

E’ a questo punto che si viene a formare l’immagine nitida di un Angiuli fabbro del suono, capace di fabbricare e modulare ogni sua idea poetica come note musicali facenti parte di una scala che fissa, con i suoi suoni disposti in diverse altezze, le varie consonanze e dissonanze del cammino di un poeta

 

Appena ebbe imparato a dire input

sentì il glande farsi tanto grande

più o meno come quello di un mammuth

e con un dito solo

toccò l’azimuth

 

scordandosi di essere soltanto

e soltanto

un cittadino onorario o peggio

un esule di Lilliput

 

d. devivo

 

 

www.schenaeditore.it

 

 

nov 2

 

Addio, Alda…

 

 alda-merini

 

          L’uccello di fuoco

          della mia mente malata,

          questo passero grigio

          che abita nel profondo

          e col suo pigolìo

          sempre mi fa tremare

          perché pare indifeso,

          bisognoso d’amore,

          qualche volta ha una voce

          così tenera e nuova

          che sotto il suo trionfo

          detto la poesia.

 

ott 20

 

 

Si è spento a Roma il 19 ottobre Alberto Testa, uno tra i più grandi e noti parolieri italiani.

Il blog Il Paroliere esprime il proprio cordoglio, anche a nome dell’Italia intera.

Grazie per le tue canzoni, Alberto.

  

 

albertotestahome2

ott 13

 

 

Io amo molto la d eufonica, ovvero la d aggiunta ad una congiunzione o preposizione che incontri una vocale nella parola seguente. Trovo sappia dare armonia a frasi di dubbia sonorità e, se ben utilizzata, risolvere molte cacofonie. Se ben utilizzata, però.

Ci sono distinte teorie sul suo uso, una che propende per la semplificazione e una che tende a preservare la funzione primigenia.

La prima postula che si debba introdurre la d solo nel caso in cui siano in contatto due identiche vocali: e con e, a con a, et similia. Ne consegue che secondo questa teoria sia migliore “e anche” rispetto alla forma più conosciuta “ed anche”.

La seconda teoria si basa proprio sul motivo per cui la d eufonica nasce: evitare di pronunciare frasi cacofoniche. Per cui ogni volta che leggendo ci troviamo davanti ad una sonorità dubbia (a una o ad una?) il criterio per l’inserimento della d è la sua utilità nel rendere la frase più gradevole.

Nonostante l’Accademia della crusca consigli il primo modo, da sempre io propendo per il secondo: la d eufonica non dovrebbe avere regole restrittive ma essere applicata ogni qualvolta si renda necessaria, onde permettere alle proposizioni di scorrere in modo piacevole.

Ovviamente l’orrore fonetico può essere causato anche da un eccesso di D eufonica, che non andrebbe mai usata in caso di ripetizioni di sillabe: “ed educazione”, “od odio”, “ad adempiere” sono sequenze insopportabili.

Resta come unico criterio di discernimento quindi, come spesso accade, il buonsenso, o se preferite il buongusto. E l’utile trucco di leggere ad alta voce il passaggio incriminato, per capire come possa suonare meglio.

 

http://liblog.blogdo.net/

 

 

 

 

 

set 18

 

Alessandro Cipriani – Maurizio Giri

 

MUSICA ELETTRONICA E SOUND DESIGN

Teoria e Pratica con Max-MSP

Volume I

 

Contemponet, Roma, 2009

_________________________________________________

 

 

 

 max-msp

 

Circa 600 pagine, esempi interattivi, centinaia di patch, supporti online, glossari di teoria e di termini riguardanti la programmazione con Max-MSP, test, attività di reverse engineering (cioè, a partire dall’ascolto di un suono, cercare di inventare un algoritmo che possa creare un suono simile a quello ascoltato), attività di completamento, correzione e analisi di algoritmi, sostituzione di parti di algoritmi, etc.

 

Si tratta del primo tomo di un sistema didattico organico in tre volumi con una sezione online che abbiamo progettato mutuando alcune idee e tecniche dalla didattica delle lingue straniere, in modo da sviluppare una concezione più aperta e interattiva dell’insegnamento e dell’apprendimento della musica elettronica e del sound design. Per questo abbiamo inserito, oltre agli esempi interattivi, anche contratti formativi per ogni capitolo, specificando tempi, obiettivi, contenuti, attivita’, verifiche e sussidi didattici. 

 

Ad ogni paragrafo di teoria corrisponde un paragrafo di pratica con Max-MSP: in questo modo lo studente acquisisce conoscenze, abilità e competenze teorico-pratiche in modo integrato. 

 

Questo primo volume può essere utilizzato da utenti di diverso livello di preparazione, ma è possibile studiarlo anche conoscendo solo i primi rudimenti di teoria musicale (note, scale, accordi etc.) e avendo una competenza di base nell’utilizzo di un computer e di una scheda audio (saper registrare un suono, saperlo salvare su un file, copiare, cancellare etc.)

 

E’ ideale quindi per chi inizia da zero, ma utilissimo anche per chi voglia approfondire la propria conoscenza di Max-MSP 5.

 

Piano dell’opera:

 

I VOLUME

 

Teoria

 

Introduzione alla sintesi del suono

Sintesi additiva e sintesi vettoriale

Generatori di rumore, filtri e sintesi sottrattiva

Segnali di controllo

 

Pratica con Max-MSP

 

Sintesi del suono con Max-MSP

Sintesi additiva e sintesi vettoriale

Generatori di rumore, filtri e sintesi sottrattiva

Segnali di controllo

Interludi A e B (approfondimenti sulla programmazione con Max-MSP).

 

———————————————-

 

II VOLUME

(uscita prevista: Ottobre 2010)

 

Teoria e Pratica

 

Audio digitale

Processori di dinamica

Linee di ritardo

Riverbero

Spazializzazione

Protocollo MIDI e tempo reale

 

———————————————-

 

III VOLUME

(uscita prevista: Ottobre 2011)

 

Teoria e Pratica

 

Sintesi non lineare (AM, FM, PM, PD, e DNL)

Sintesi granulare

Analisi e risintesi

Modelli fisici

Composizione con mezzi informatici

 

———————————————-

 

Per ulteriori informazioni e ordini visitate

www.virtual-sound.com

 

 

 

 

 

 

ago 23

 

 

IL CANCELLO*

 

L’oscuro viale dai mille cipressi

che porta al cancello del grande piazzale

è aperto a la gente.

Soltanto il cancello non s’apre.

Va e viene la gente pel lungo viale

che il sole soltanto non lascia passare,

si sosta al cancello che à cento colonne di ferro

la gente a guardare.

In una carretta ch’è piccolo letto

due monache nere conducono attorno

pel grande piazzale, il Signore,

padrone del grande castello.

Cent’anni à il Signore

padrone del grande castello!

Lo portano attorno due monache nere,

attorno al castello ch’è in mezzo al piazzale.

Non ode, non vede la gente

che al vano dei ferri del grande cancello

sta ferma a guardare.

Va e viene la gente pel lungo viale

che il sole soltanto non lascia passare,

si sosta al cancello che à cento colonne di ferro

la gente a guardare.

Ogn’anno a quel grande cancello

s’aggiunge una nuova colonna di ferro:

il posto d’un altro a guardare.

 

(*Palazzeschi, Aldo. Tutte le poesie. Verona, Mondadori, 2003, I cavalli bianchi)

 

aldopalazzeschi 

 

Lo senti il ritmo? percepisci la musicalità che via via si va istituendo allo scorrere le righe di questo sonante componimento Palazzeschiano?

 

L’oscuro viale dai mille cipressi/che porta al cancello del grande piazzale

ta TA ta TA ta ta TA ta ta TA ta/ta TA ta ta TA ta ta TA ta ta TA ta

 

In effetti, più che un “paroliere nascosto”, Aldo Palazzeschi — in maggior misura in questa sua prima opera, I cavalli bianchi — si potrebbe definire un “musicista nascosto” (o mascherato, negli allori del poeta). E’ un abile strumentista che viene allo scoperto ogni qualvolta sono letti delle sue poesie i versi «che io chiamerei appartenenti a quel genere musicale venuto di moda da poco presso di noi [] intendo per musicale non i versi per musica, ma i versi fatti di musica, ossia quelli che sono più uno spunto melodico, un accenno di frase musicale che un pensiero poetico espresso in buona poesia. Versi più da musicisti che da poeti.» (A. Macchia, Versi di giovani, in “La tavola rotonda”. Luglio 1906.)

 

(« … Versi più da musicisti che da poeti … » sì, ma senza sottovalutarne l’identità poetica, sempre più evidente nei lavori successivi di Palazzeschi. Difatti, la seduzione musicale dei suoi versi è in declino — ma non in scomparsa — nelle opere seguenti [parlerei più di un affievolimento della regolarità ritmica, piuttosto che della musicalità in sé — comunque sempre presente — dei suoi versi], in contrapposizione all’invigorimento dell’essenza poetica di queste stesse opere [ma qui ora non voglio parlare dell’aspetto poetico dei suoi testi — lascio il compito alla bellissima introduzione di Adele Dei al volume della Mondadori, di cui ne è anche curatore — bensì del loro potere sonoro-musicale]).

 

I testi de I cavalli bianchi (come alcuni delle opere seguenti) sono delle vere e proprie partiture a schema regolare, in cui le singole parole sono quelle figure identiche che, dapprima in battute e poi in frasi musicali, vanno a costituire e a “suonare” l’idea poetica voluta dall’autore, rafforzata poi in più di un ritornello.

Il loro esecutore principale è il lettore o l’attore recitante. Il poeta ne è il compositore.

 

Si potrebbero scrivere decine e decine di pagine sulla musicalità dei versi di Palazzeschi, ma preferisco dare al lettore una loro idea lasciandoglieli echeggiare naturalmente dentro la testa…

 

IL PAPPAGALLO**

 

La bestia à le piume di mille colori

che al sole rilucion cangiando.

Su quella finestra egli sta da cent’anni

guardando passare la gente.

Non parla e non canta.

La gente passando si ferma a guardarlo,

si ferma a chiamarlo,

si ferma fischiando e cantando:

ei guarda tacendo.

Lo chiama la gente,

ei guarda tacendo.

 

(**Ibidem)

 

 

d. devivo

 

 

ago 20

 

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d. de vivo

 

 

ago 9

 

Tu, insegnante. Pensa a una ragnatela molto grande, infinita. Immagina di essere sopra uno dei suoi fili e di iniziare a camminare. A un certo punto incontri un altro filo che attraversa quello su cui cammini. Poi ancora un altro, e un altro ancora. E così via, fino a un numero illimitato di fili, tra di loro intrecciati.

Ebbene, questi fili sono le possibili strade di quella rete d’insegnamento che puoi imboccare o suggerire di percorrere. E ogni volta che cambi percorso, cammini su di una nuova strada con il carico dell’esperienza e del sapere del percorso precedente, arricchendo man mano questa strada con il carico culturale dell’ultima traversata.

E’ proprio sull’idea di queste intersezioni del sapere che Cristina Baldo e Silvana Chiesa hanno pensato di tessere le trame del loro Intrecci sonori:

 

 intreccisonori2

 

“ … quattro percorsi di ascolto in cui il nucleo è il rapporto tra musica e parola, osservato da una prospettiva interdisciplinare rafforzata dai molteplici agganci alle arti figurative, all’estetica, alla storia sociale e secondo angolature scelte allo scopo di esemplificare altrettante possibilità di un percorso d’insegnamento concepito a partire dall’esperienza diretta del testo (verbale/musicale)

nell’ordine:

 

1.    un topos letterario-musicale (la seduzione canora), analizzato a partire da due celeberrimi brani operistici di Monteverdi e Bizet;

2.    una singola opera (Dido and Aeneas di Purcell) letta alla luce della sensibilità, della cultura e della realtà storica inglese del suo tempo;

3.    una tematica (l’amore) in alcune sue differenti trasposizioni poetico-musicali tra popular (Gino Paoli) e teatro musicale (Mozart, Rossini, Wagner);

4.    un’epoca (il primo Ottocento) vista al filtro del motivo — universale e allo stesso tempo particolarmente tipico di quegli anni — del viaggio e della figura del viaggiatore

 

Tutti e quattro i percorsi possiedono elementi che ne permettono l’interconnessione con altri.

 

E’ un nuovo modo di elaborare la didattica: “abolita l’impostazione storicistica lineare e consequenziale”, il libro — attraverso l’analisi della musica in rapporto al proprio testo verbale — propone un “concetto di cultura intesa come intreccio, trama di rapporti.

E’ una rete non chiusa su se stessa, ma aperta a cogliere i frutti di altri settori culturali che, interagendo con l’argomento principe avanzato dalle autrici, via via vanno a costituire quella che risulta essere la trama del nuovo modo di fare cultura nell’era del digitale e di Internet (rete, per l’appunto).

Quindi, prospettiva interdisciplinare, schede a rimando e questionari di verifica (in fondo a ogni capitolo) rendono Intrecci sonori non solo un ottimo laboratorio di ascolto fra musica e parola, ma anche un’indispensabile guida per il docente di liceo nel costruire un percorso didattico (per l’insegnamento della musica) che non vada a implodere alla minima volontà di apertura culturale mostrata dallo studente.

d. devivo

 

www.edt.it

 

 

ago 1

 

 

 

E uno si domanda: “Ma è un mestiere?”

No. E’ un sacco di altre cose: un’ispirazione, una voglia, una necessità spirituale, un prurito, un senso di superiorità, un divertimento, una lotta contro il senso di impotenza di fronte alla natura, alla bellezza, alla perfezione irraggiungibile, una guerra contro il vuoto, contro l’ignoranza, una scala per il cielo, un gioco, una botola per lo sprofondo, un’attrazione irresistibile, un incanto, un sogno, una follìa, una favola, un pugno nello stomaco, una spinta per cui tu professore, bestia, intelligente, analfabeta, sensitivo, insensibile, presuntuoso, modesto, ridicolo, onesto, entusiasta, vitale, eccitato sessualmente, depresso moralmente, fortunato, sfigato, ricco, sicuro, fresco, spappolato nel cervello ti butti sul foglio bianco di un computer e lo riempi di te, ti infili in una soffitta o voli all’aperto carico di pennelli, tele, macchine fotografiche e spari tutte le tue ossessioni-ispirazioni o ti precipiti su una chitarra, su un pianoforte, su una stupenda tastiera e come se fosse l’ultima possibilità che ha il mondo di conoscere la verità canti tutto te stesso con tutti i tuoi colori, le lacrime, le sofferenze, le speranze… tutto!

 

Vabbè… e il mestiere?

E il mestiere, come ho già detto… no. Cioè, non ancora.

 

Tutto quel che sentiamo bollire dentro di noi, può essere semplicemente emozione.

Se poi per caso indipendentemente dalla nostra cultura e dai nostri studi (che sono importantissimi per lo stile che nascerà) dicevo, se il destino ci ha regalato anche la sensibilità dell’artista e la fortuna di saperla esprimere, allora è Arte, non mestiere.

A farla diventare mestiere dobbiamo pensarci noi, con tenacia, con pazienza e con un autocontrollo tale che ci permetta di continuare a mantenere nobile il nostro prodotto e nobile quella che è diventata o sta diventando o diventerà professione. Solo a quel punto possiamo sperare di mantenerci; e mantenere anche una famiglia.

 

Infatti io penso che tutti gli esseri umani provino magari senza riconoscerle le emozioni che portano alla nascita dell’opera d’arte. Si trovano però solo al primo gradino senza fatica e senza impegno. Riuscire a salire il secondo gradino dipende da quella che Mogol vede in una indicazione del “cielo” che illumina solo alcuni esseri. La mia convinzione è che esista un terzo gradino sul quale possono salire solo coloro che hanno avuto anche la fortuna di saper comunicare la propria arte.

 

Ogni opera è una creazione e mentre certamente esistono differenze di valori tra opere colte ed opere popolari, non esistono però differenze di impatto sulla cultura e nella storia della società; ogni opera lascia un segno, piccolo o grande. L’importante è che ogni autore conosca il valore e i limiti di quel che sta creando. E con ciò dimostrerà rispetto di se stesso e della propria opera.

 

Tutto ciò che qui dico, non è una “lezione”; è solo un pensiero. E riassume il modo in cui mi sono comportato io, trovandomene soddisfatto. Spero che a qualcuno sarà utile leggermi.

 

Arriva un momento in cui comincia a delinearsi il mestiere: dobbiamo analizzare e riconoscere tra le nostre emozioni quelle che esprimendole possano farci mostrare meglio la nostra personalità, non necessariamente quelle di moda. Dobbiamo saper amare anche lavori non nostri, ammirare altri autori e imparare dai migliori: senza imitarli! A questo proposito io ho usato ai tempi in cui la mia professione era ancora in salita un trucco  semplicissimo: ogni tanto, mentre scrivevo un testo su una musica, mi domandavo per esempio: “Chissà se Nisa (grandissimo autore di testi come “Tu vuo’ fa’ l’americano”, “Guaglione”, “Accarezzame” e mille altri in napoletano ed in italiano) chissà se Nisa sarebbe soddisfatto di avere scritto queste parole?” Se la mia risposta era onestamente “Sì”, andavo avanti, lo battevo a macchina come si usava prima della comparsa del personal computer e lo consegnavo, se no cominciavo a limare, cambiare, cercar di capire perché no e qualche volta stracciavo tutto per ricominciare da capo.

 

Perdonatemi ma siccome canzoni faccio, di canzoni parlo.

 

Un’altra cosa che mi ha aiutato a sviluppare il mestiere è che pur essendo convinto che un lavoro fosse buono non ho mai giudicato finito e perfetto un mio testo e così quando l’autore di una musica mi chiede di cambiare qualcosa se il cambiamento non stravolge la mia idea normalmente accetto di ritoccare. E’ una sfida divertente quella di usare una lingua tanto bella e difficile come l’italiano e riuscire a cambiare mille volte espressione senza sbagliare significato, grammatica e metrica! Sotto sotto ho la convinzione che qualunque opera possa essere ritoccata, anche la Divina Commedia a patto che a ritoccarla sia Dante Alighieri.

 

Devo anche dire che non scrivo mai una cosa perché sono convinto di farci soldi ma perché quell’idea mi coinvolge, quella musica mi piace, quel giovane merita che gli si dia un’occasione. Pensare ai soldi mentre si crea, ho l’impressione che meni gramo.

In più, ricordiamoci che dopo aver rispettato te stesso e gli altri autori, puoi pretendere che a loro volta gli altri ti rispettino.

 

 

www.albertotesta.net

 

 

 

 

lug 20

 

 

Tikete taket i tak

te me taket i tak a mi?

mi takàt i tak a ti?

taketi ti i to tak

tikete taket i tak*

 

E’ con questo scioglilingua milanese come con altri intrecci sonori quali filastrocche, canzoni, scat, nonsense, rap e molto altro che Enrico Strobino e Mario Piatti ci invitano a creare musica seguendo le onde altisonanti del loro Anghingò:

 

 Anghingò, Viaggi tra giochi di parole e musica

 

“… un libro per fare musica, o meglio un libro che vorrebbe invogliare tutti gli insegnanti e gli animatori musicali a partire da un modo primordiale del fare musica: usare la voce per fare suoni che abbiano sembianze musicali, pensare a una musica che nasca da testi parlati, dalla trasformazione delle parole quotidiane, su su fino alle filastrocche e alle canzoni ...”

… un libro che chiama in causa la voce per farla strumento esecutore principale: a partire da un “incipit” di poche note, via via la si “vede” farsi carico di altri suoni, quindi moltiplicarsi e aggregarsi, per poi manifestarsi ora in una forma ora in un’altra, prendere le sembianze delle parole e dar loro o togliere significato, formare testi… sino alla sua trasformazione finale più completa e complessa: la canzone.

Anghingò è un vero laboratorio di manipolazione del suono adatto al paroliere e al musicista. Ma a chi anche desidera far apprendere le magie della musica a degli iniziati, facendoli giocare con i suoni, con le parole, e utilizzando questi come tanti fili sonori di piccoli e grandi tessuti musicali da cucire e scucire a proprio piacimento, in varie forme.

Anghingò è un vasto campo dove si può esplorare il suono nella sua natura più intima e primordiale, e sperimentarlo, modellandolo con la voce. E’ un manuale. Una guida. E’ un ricettario sonoro necessario al paroliere e a chi come lui desideri ricavare sempre del nuovo materiale con cui dar alito alle proprie creazioni musicali…

 

… ma è anche una scatola di simpatici giochi verbali…

 

An ghin gò

tre galline e tre cappò

dove andavano non so:

forse andavano al mercato

a comprare il pan pepato …

 

d. devivo

 

(*si mette in scena il dialogo fra un ipocrita e un ciabattino: «Tu che attacchi i tacchi, puoi attaccare i tacchi a me?» E il ciabattino all’ipocrita, anche lui in realtà ciabattino: «Io attaccare i tacchi a te? Attaccateli tu, i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi! » [Dossena 1997])

 

www.edizioniets.com

 

lug 10

 

 

Chiuso fra cose mortali

(Anche il cielo stellato finirà)

Perché bramo Dio?

 

 

 

 

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